Consegne Veloci, lavoratori in sciopero a Cattolica
Una ventina di dipendenti di Consegne Veloci in presidio a Cattolica: "Abbiamo dato tanto, ora chiediamo rispetto e regole chiare"
Le bandiere rosse della Cgil sono appoggiate davanti all'ingresso. Accanto, le divise UPS, quelle che ogni giorno si vedono sui furgoni in giro per la Romagna. Stamattina, però, i lavoratori sono fermi. Una ventina di loro si sono ritrovati davanti alla sede di Consegne Veloci a Cattolica, per il presidio organizzato dalla FILT-CGIL nell'ambito della vertenza aperta con l'azienda.
Le facce sono serie. C'è chi parla con i colleghi, chi resta qualche minuto in disparte, chi racconta la propria situazione. Ognuno ha una ragione diversa per essere lì, ma il punto di partenza è lo stesso: "Adesso basta". Consegne Veloci è l'azienda che lavora in appalto per UPS e che nel Riminese coinvolge circa 30 lavoratori. Da lunedì 7 settembre è scattato un primo pacchetto di 20 ore di sciopero da utilizzare entro la fine del mese, proclamato dalla FILT-CGIL insieme ai dipendenti. Il sindacato denuncia mesi di richieste rimaste senza un confronto concreto e mette sul tavolo diverse questioni: mansioni, sicurezza, organizzazione dei turni, ferie, contestazioni disciplinari, utilizzo del telefono personale per il lavoro e assegnazione di consegne a personale non viaggiante.
Ma stamattina, davanti ai cancelli, il tema che torna più spesso è quello degli straordinari. I lavoratori raccontano che l'orario ordinario non sarebbe sufficiente a completare tutte le attività della giornata. Da una parte, sostengono, l'azienda chiede di interrompere il lavoro allo scadere del turno. Dall'altra loro si erano detti disponibili a fermarsi una o due ore in più, purché quelle ore venissero riconosciute e pagate. "Ci siamo sempre dimostrati disponibili a collaborare. Se serve un'ora o due in più, siamo pronti a farle. Ma vogliamo che ci vengano pagate". È qui che, secondo i dipendenti, si è aperto il confronto più duro. Perché dietro quelle ore ci sono anni di lavoro e sacrifici che oggi vengono messi sul tavolo.
Poi, raccontano, qualcosa è cambiato con l'arrivo del sindacato. "Quando ci siamo iscritti al sindacato abbiamo iniziato a far valere i nostri diritti. Da lì sono cominciate le ripicche". Tra gli episodi citati c'è il divieto di fermarsi oltre l'orario e il mancato riconoscimento degli straordinari. Secondo i lavoratori, la spiegazione ricevuta sarebbe stata che non ci sono soldi per pagarli. "Ci è stato detto anche che, se i soldi ci fossero stati, comunque non ce li avrebbero dati".
Sono parole pesanti, che davanti all'ingresso dello stabilimento si mescolano alle storie personali. C'è chi ha una moglie e dei figli e racconta quanto sia difficile far quadrare ogni mese. C'è chi lavora nell'azienda da quindici anni e oggi dice di non riconoscere più il rapporto con il proprio posto di lavoro. E c'è chi, nonostante gli anni passati a lavorare, sente di non riuscire ancora a costruirsi un futuro. "Ci siamo sempre messi in gioco", ripetono. E ricordano soprattutto i periodi di maggiore lavoro, come il picco natalizio. Dicembre, spiegano, significava giornate da dieci o undici ore, spesso senza pause. "Abbiamo dato tutto quello che potevamo dare. E alla fine non abbiamo ricevuto nemmeno un premio".
La protesta di oggi arriva quindi dopo mesi di tensioni. La FILT-CGIL chiede che l'azienda accetti il confronto sindacale come uno strumento normale e che sulle condizioni di lavoro vengano fissate regole chiare. Nel comunicato diffuso ieri il sindacato contesta anche alcune contestazioni disciplinari giudicate pretestuose o poco chiare e l'utilizzo del telefono personale per attività di lavoro.
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