Consegne Veloci risponde alle accuse sindacali: "Fare chiarezza su ciò che sta succedendo"

Il titolare replica al sindacato: «Ho dato disponibilità alle richieste. Sugli straordinari non c’è alcuna problematica»

A cura di Redazione Redazione
10 settembre 2026 14:24
Consegne Veloci risponde alle accuse sindacali: "Fare chiarezza su ciò che sta succedendo" -
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“Non è questo ciò che sta accadendo”. Renato Buffoni, titolare di Consegne Veloci, risponde così alla protesta dei lavoratori che questa mattina hanno manifestato davanti alla sede di via Bellini, a Cattolica. Il presidio nasce da una vertenza che il sindacato collega a questioni relative “all’organizzazione del lavoro, alla sicurezza, alle mansioni, all’utilizzo dei telefoni personali, alle contestazioni disciplinari e agli straordinari”. Buffoni, tuttavia, respinge questa ricostruzione e parte dai numeri. “Gli iscritti al sindacato sono 21. Nelle due sedi ci sono altri 64 lavoratori che, evidentemente, non hanno manifestato particolari problemi. Sarebbe opportuno ascoltare anche la loro versione”. Consegne Veloci opera dal 1987. Buffoni racconta di essere entrato nella società come socio negli anni Novanta e sottolinea di non aver mai avuto, fino a oggi, problematiche sindacali. “Non ho mai avuto dipendenti che mi chiedessero il rispetto delle regole, perché ho sempre pagato regolarmente e rispettato gli impegni assunti. Tant’è che questa mattina hanno ricevuto lo stipendio mentre erano in sciopero”.

Secondo il titolare, la vertenza è iniziata dopo l’iscrizione al sindacato, nel dicembre 2025, di 21 dipendenti della sede di Cattolica. “Hanno iniziato a formulare una serie di richieste economiche. Ho dato disponibilità rispetto a ogni richiesta avanzata dalla Cgil”. Tra queste vi sarebbe l’istituzione di un premio di risultato. “Quando la Cgil è venuta qui chiedendomi di concretizzare un premio di risultato per i dipendenti, ho dato la mia disponibilità. La questione si è trascinata per alcuni mesi, ma non mi sono mai tirato indietro”. In alternativa, rinviando l’accordo sul premio di risultato al 2027, i lavoratori avrebbero chiesto un premio di picco legato al periodo natalizio, dall’inizio della settimana del Black Friday fino al 24 dicembre. Buffoni afferma di essersi detto disponibile, chiedendo tuttavia di definire criteri e obiettivi condivisi e di stipulare l’accordo entro il 31 ottobre 2026. Fino a oggi, nessuna risposta.

Un altro tema riguarda l’utilizzo del telefono personale per ragioni di servizio. I lavoratori contestano l’impiego del proprio cellulare per attività lavorative, mentre il titolare sostiene di disporre di un’autorizzazione scritta. “L’autorizzazione è stata firmata direttamente dai dipendenti per l’utilizzo dell’app aziendale sul loro telefono”. A marzo, prosegue Buffoni, era stato richiesto l’uso dell’applicazione anche per registrare gli orari di arrivo e di uscita, oltre ad altre informazioni operative. “A un certo punto, nonostante l’autorizzazione che mi avevano concesso, dopo diversi mesi di utilizzo mi è stato comunicato che non potevano più utilizzare i telefoni personali per lavoro e hanno smesso di farlo, pur non essendoci un divieto legale nel farlo”. L’applicazione, precisa, servirebbe per le comunicazioni aziendali, la consultazione delle buste paga, delle certificazioni uniche e delle informative operative. “Se poi, autonomamente, utilizzano il telefono per chiamare il cliente, cosa che non dovrebbero fare, non può essere imputato all’azienda”. Anche il chilometraggio, aggiunge, avrebbe dovuto essere comunicato tramite una chat aziendale utilizzata per lo scambio di informazioni tra la sede e i corrieri. “I dipendenti hanno iniziato a non inserirlo più e, per questo motivo, abbiamo avviato contestazioni disciplinari nei confronti di tale comportamento”. Il sindacato ci ha comunicato la disponibilità a utilizzare il telefono solo se fossimo stati disposti a risarcire i dipendenti con 5 euro al giorno, quando un abbonamento mensile costa 5 euro al mese.

Sul tavolo vi è poi il tema dell’organizzazione del lavoro. I dipendenti contestano alcune attività svolte durante lo scarico e lo stoccaggio dei pacchi, ritenendole estranee alle proprie mansioni. Buffoni sostiene invece che, secondo i propri consulenti, non si tratterebbe di facchinaggio, ma di attività propedeutiche al lavoro dei driver. Per venire incontro alle richieste dei lavoratori, racconta, aveva deciso di affidare, dal 14 settembre, le attività di scarico della merce, denominate “pick-off”, a una società esterna, con inizio alle ore 7.

“In questo modo lo scarico sarebbe avvenuto senza la presenza dei driver. Loro sarebbero arrivati alle ore 9 e avrebbero trovato la merce già pronta per il carico sui furgoni”. Secondo il sindacato, tuttavia, una modifica dell’organizzazione del lavoro avrebbe dovuto essere preventivamente discussa con le rappresentanze dei lavoratori. “Per me, questa rientra nelle prerogative del datore di lavoro”, replica Buffoni. La nuova turnistica, secondo il titolare, comporterebbe per i dipendenti una maggiore permanenza su strada, eliminando proprio l’attività che contestano. “Una parte dei lavoratori non è soddisfatta di svolgere un orario diverso e di rimanere sulla strada un’ora in più”.

È soprattutto sul tema degli straordinari che Buffoni contesta con maggiore decisione la posizione dei lavoratori. “Non esiste una problematica relativa agli straordinari”. La società, spiega, applica il contratto collettivo nazionale di lavoro e l’accordo UPS di 2 livello sottoscritto a livello nazionale da Cgil, Cisl e Uil. “L’accordo prevede che gli autisti garantiscano una disponibilità di 42 ore al cancello per il 2026 e di 41 ore per il 2027. Consegne Veloci riconosce quindi il trattamento economico previsto”. Buffoni aggiunge che, durante un incontro sindacale presso la sede di Cattolica, la Cgil di Rimini non avrebbe ratificato l’accordo nazionale di secondo livello. Secondo il titolare, sarebbe stato richiesto un incremento contributivo che l’azienda già riconosceva in conformità all’accordo stesso e alle previsioni dell’articolo 11-quinquies.

Altra richiesta non presa in considerazione dall’azienda è quella di lavare, a proprie spese, le divise aziendali e di contribuire economicamente. Richieste rimandate al mittente: “a noi non risulta che, nella logistica dell’ultimo miglio, le società distributrici si accollino tale costo”. Altra richiesta: anche se non previsto dal Ccnl e da nessuna ordinanza regionale, “il sindacalista di riferimento ci chiese di dotare di acqua minerale i driver durante la giornata a luglio e agosto a. Ribadisco: non eravamo obbligati a farlo, ma abbiamo acquistato, fino al 31 agosto, un quantitativo di acqua minerale di 2 litri per driver giornalieri. Abbiamo provveduto e ci hanno contestato che l’acqua avrebbe dovuto essere fredda”.

Infine, Buffoni rivendica le condizioni economiche riconosciute ai dipendenti. “Gli stipendi vanno indicativamente da 1900 a 2000 euro al mese, fino a 2200 euro per chi svolge anche il servizio IWO previsto dal committente il sabato. Si tratta di un’attività che richiede un numero limitato di driver e che, pur consentendo spesso di rientrare prima delle otto ore previste, viene comunque retribuita dall’azienda per l’intera giornata, comprese le maggiorazioni previste per lo straordinario del sabato. Tutto questo è documentabile”.

L’azienda ribadisce, tra l’altro, la propria posizione, visto che ci è stata contestata la parte relativa alla sicurezza sul lavoro. “Consegne Veloci è molto attenta a questi aspetti, tanto che, nel giugno 2026, dopo un lungo percorso formativo, ha acquisito la certificazione 45001 sulla sicurezza e salute sul lavoro tramite TUV Austria per entrambe le sedi”. Il punto nasce, spiegano, dalla contestazione del sindacato, che metteva in discussione la sicurezza di alcuni lavoratori che, per esigenze legate alla necessità di servizio e di garantire la consegna delle spedizioni internazionali, consegnano presso un punto a Pesaro e uno a Rimini le spedizioni che arrivano in ritardo dal GTW UPS di Bologna. “Abbiamo comunicato che, se per loro tali punti non fossero stati sicuri, avremmo dato ampia disponibilità a trovare altri punti ritenuti più sicuri. I driver stessi ci hanno detto che non volevano cambiare né i punti né le zone per il ricevimento di queste spedizioni e allora, il sindacato ci ha contestato che il nostro DPO doveva effettuare un sopralluogo, poi avvenuto regolarmente ad agosto, e modificare il DVR, che è in fase di modifica su questo aspetto e che abbiamo garantito sarà aggiornato entro la prossima settimana”.

Il tono cambia quando parla delle accuse ricevute. “Mi fanno male”. Buffoni afferma di essere un imprenditore cresciuto nel valore del lavoro, figlio di operai. “Conosco il rispetto che si deve ai dipendenti”. Alla vigilia di un nuovo confronto con i lavoratori, lascia comunque aperta la porta al dialogo. “Sono disponibile a qualsiasi confronto sindacale. Tuttavia, le cose devono essere raccontate per come stanno. Ribadiamo, come già comunicato ai sindacalisti, che una situazione di questo tipo si sarebbe potuta e dovuta evitare”.

E conclude. “L’importante è rappresentare la verità, senza partire dal presupposto di voler piegare la mia volontà, le possibilità dell’azienda o la mia disponibilità al confronto. Siamo pronti a un dialogo aperto, che tenga conto della situazione aziendale e del contesto macroeconomico, il quale sta colpendo duramente molte imprese di tutti i settori, compreso quello della logistica”.

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