Coriolano arriva a Novafeltria in prima nazionale
Lo spettacolo di John Alexander Petricich porta al Teatro Sociale una delle tragedie più politiche di Shakespeare. In scena, con il regista e interprete, Mariarita Gemelli ed Enrico Caruso. Ingresso libero
In prima nazionale arriva a Novafeltria Coriolano, una delle tragedie più politiche e perturbanti di William Shakespeare, nella versione scenica di John Alexander Petricich, autore dell’adattamento, regista e interprete.
Attore e regista dalla lunga esperienza, Petricich ha legato parte importante della propria ricerca al teatro di August Strindberg, dirigendo Il sogno e interpretando, tra gli altri, La danza della morte e Il padre al Teatro Out Off di Milano.
Il suo Coriolano si annuncia come uno spettacolo duro, spoglio che restituisce senza consolazioni la violenza politica e umana del testo shakespeariano.
Roma è affamata e divisa. Il popolo reclama potere, la politica ne cerca il consenso, mentre Caio Marzio, soldato incapace di adulare la folla e di piegarsi alle convenienze, precipita dallo splendore militare all’esilio e infine alla distruzione.
«Abbiate il potere, come ora, di bandire i vostri difensori fino a quando la vostra ignoranza, che non impara niente finché non lo prova […] non vi consegni ad un popolo che vi avrà vinto, senza neppure colpire.»
È qui che Coriolano torna a essere ferocemente contemporaneo: nella frattura tra popolo ed élite, nella crisi della rappresentanza, nella manipolazione del consenso, nell’incapacità di riconoscere nell’avversario qualcuno con cui continuare a condividere una comunità.
Petricich non cerca però di attualizzare Shakespeare: lascia che sia Shakespeare a raggiungere il presente. E lo fa attraverso la figura terribile di un uomo capace di sconfiggere un esercito, ma incapace di sopravvivere alla politica.
“Perché Novafeltria? Quando ho portato in scena il dramma coniugale, quando il centro della ricerca era l’amore, sentivo che il luogo necessario fosse Milano, l’Out Off: la metropoli, il teatro, lo spazio in cui l’individuo si confronta con l’altro e con la propria solitudine. Coriolano, invece, parla di politica, meglio ancora di politica sociale. E la politica, prima di essere quella dei parlamenti, dei palazzi e delle grandi capitali, è territorio. Nasce dalla città, dalla comunità, dal rapporto concreto fra chi governa e chi è governato. Nasce nei comuni, nelle piazze, nei luoghi in cui le persone si conoscono e le conseguenze delle decisioni non sono ancora astrazioni. Per questo ho scelto Novafeltria. Non una capitale, non una grande città utilizzata come semplice vetrina culturale, ma un comune nel cuore d’Italia. Un luogo reale, con una comunità reale, dal quale tornare a interrogarsi su che cosa significhino parole come popolo, rappresentanza, appartenenza, responsabilità, potere. Del resto, anche la Roma di Coriolano, prima di diventare l’idea universale che conosciamo, è una città concreta: ha fame, ha confini, ha nemici, ha cittadini che discutono su chi debba comandare e uomini chiamati a difenderla. Portare Coriolano a Novafeltria significa allora riportare la politica alla sua misura originaria: non l’ideologia, ma la polis. Non qualcosa che accade altrove, nei luoghi del potere, ma qualcosa che comincia esattamente dove una comunità decide che cosa vuole essere. Novafeltria è una scelta drammaturgica. E forse Shakespeare, per essere ascoltato oggi, non ha bisogno di essere portato al centro del potere. Ha bisogno di essere riportato là dove il potere comincia.”
In scena, con lui, Mariarita Gemelli ed Enrico Caruso.
Novafeltria, Teatro Sociale, Venerdì 9 ottobre 2026, ore 21.00. Ingresso libero.
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