Crisi idrica, Legambiente pizzica Rimini: "Prima l'acqua, poi le piscine"
L'associazione critica il nuovo Piano dell'arenile riminese: "Il territorio soffre, non possiamo comportarci come se nulla fosse"
La crisi idrica torna a preoccupare l'Emilia-Romagna e Legambiente punta il dito anche sulle scelte legate al turismo. Al centro della polemica c'è la variante al Piano dell'arenile di Rimini, che consentirà anche alle micro-aggregazioni di stabilimenti balneari di realizzare biopiscine fino a 100 metri quadrati. Il principale campanello d'allarme arriva dal Po. A Pontelagoscuro la portata è scesa a circa 313 metri cubi al secondo, contro una media storica di 1.500. L'Autorità di bacino ha innalzato la severità idrica da "media" ad "alta", mentre il cuneo salino è arrivato a circa 25 chilometri dalla foce. Sono oltre cento i Comuni tra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna alle prese con difficoltà negli approvvigionamenti.
Anche in Romagna la situazione preoccupa. Secondo i dati Arpae, a giugno sono caduti mediamente 27,9 millimetri di pioggia, contro i 79,8 della mediana 1991-2020, con un deficit superiore al 75%. Nel frattempo la richiesta irrigua delle aziende agricole è aumentata del 40%. In questo scenario, secondo Legambiente, non si può continuare a ragionare soltanto sulla realizzazione di nuove infrastrutture. In Romagna si torna a parlare di un nuovo invaso, mentre resta centrale la diga di Ridracoli, con una capacità di circa 33 milioni di metri cubi. È inoltre allo studio un canale di circa 1,2 chilometri per trasferire acqua dal fiume Rabbi alla diga. "Di fronte alla crisi climatica non possiamo limitarci a inseguire l'emergenza costruendo nuove opere senza affrontare alla radice il problema della gestione della risorsa idrica", afferma Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna.
Il riferimento è anche alle nuove piscine previste dal Piano dell'arenile. "Non siamo contrari al turismo, alla riqualificazione degli stabilimenti balneari o alla possibilità di innovare l'offerta turistica – spiega Occhipinti – ma davanti a una crisi climatica che sta rendendo l'acqua una risorsa sempre più scarsa dobbiamo avere il coraggio di stabilire delle priorità". Per Legambiente il problema non è la singola biopiscina, ma il modello di sviluppo. "Il paradosso sarebbe progettare piscine per rinfrescare i turisti mentre il territorio circostante soffre per la mancanza d'acqua".
L'associazione chiede quindi una strategia di lungo periodo basata su manutenzione delle reti, recupero e riuso delle acque e una gestione della risorsa legata alla sua effettiva disponibilità. "Rimini ha bisogno di una politica capace di guardare oltre la prossima stagione turistica, perché il cambiamento climatico non aspetta il prossimo Piano dell'arenile e la crisi idrica non si risolve con una terrazza panoramica".
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