Dal 3 luglio torna il Santarcangelo Festival: "In periodi di guerre, i muri non sono la soluzione"

"La ricerca fatta su prospettive femministe, queer, ecologiste, anti-razziste e decoloniali torna anche in questa edizione"

A cura di Redazione Redazione
21 aprile 2026 12:35
Dal 3 luglio torna il Santarcangelo Festival: "In periodi di guerre, i muri non sono la soluzione" -
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Dal 3 al 12 luglio 2026 è in programma la 56esima edizione di Santarcangelo Festival: deep pressures. La rassegna, multidisciplinare e diffusa a Santarcangelo di Romagna, diretta per il quinto e ultimo anno dal curatore, drammaturgo e critico polacco Tomasz Kirenczuk trasformerà per dieci giorni il borgo romagnolo in una “città-festival”, affidando alle arti performative un’importante funzione di dialogo con la realtà sociale e politica d’oggi.

L'edizione 2026 viene presentata così dall'organizzazione: "In un presente schiacciato da forti pressioni, in un clima geopolitico sempre più complicato e preoccupante, deep pressures vuole essere una dichiarazione di metodo: un andare più a fondo, anno dopo anno, nelle pratiche femministe, queer, antirazziste e decoloniali, ma anche un invito a un’esperienza immersiva, intensa e travolgente. La pressione diventa così un esercizio condiviso in cui il contatto fisico, la vicinanza, il movimento del corpo, la danza e la performance, sono il modo di sentire realmente l’altro. Anche quest’anno il Festival popolerà strade, piazze, teatri, cortili e spazi inconsueti del borgo medievale, configurandosi come un dispositivo continuo in cui è possibile entrare e restare, lasciandosi trasformare".

Scrive Tomasz Kirenczuk: “Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune. Un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui pensare la contemporaneità e il futuro. Un futuro che ritrovi forza nella diversità e che non la escluda. Credo che un Festival come quello di Santarcangelo abbia un ruolo pubblico importante: interrogare le nostre abitudini, porre dubbi dove abbiamo troppe sicurezze. Viviamo in un momento storico attraversato da profonde incertezze: guerre come quella in Ucraina, genocidi come quello a Gaza, estinzioni di specie ed ecocidi sempre più evidenti. Viviamo in un mondo in cui la pressione economica e politica influisce sempre più sul nostro modo di relazionarsi, in cui spesso costruire muri e creare distanze è la soluzione sistemica più accettata. Attraverso le pratiche sviluppate dalle artiste e dagli artisti invitati al Festival, attraverso la prossimità che l’esperienza performativa crea, vogliamo rendere visibile che questa non è l’unica strada, che non siamo prive e privi di risposte. Che corporeità, respiro, vicinanza, attenzione, movimento e resistenza hanno una potenzialità trasformativa. Mi fa inoltre piacere pensare a questa edizione come alla chiusura di un ciclo avviato nel 2021, quando ho iniziato la bellissima esperienza a Santarcangelo. La ricerca fatta su prospettive femministe, queer, ecologiste, anti-razziste e decoloniali torna anche in questa edizione; ci aiuta a creare un luogo di condivisione e vicinanza che va oltre gli spazi pubblici che il Festival abita. Spero che questa sensazione di prossimità, solidarietà e apertura permeerà anche questi dieci giorni, così come accaduto negli anni in cui abbiamo potuto prenderci cura di Santarcangelo Festival".

Il programma, attraversato da proposte interdisciplinari di artiste e artisti per la prima volta in Italia, è vario nelle forme e nei contenuti. Verranno ospitate pratiche intense, lontane dai codici più riconosciuti, oltre una visione eurocentrica. Proprio l’incapacità di decodificare ogni codice estetico e culturale, potrà rendere l’esperienza più radicale, e paradossalmente più accessibile. Il Festival diventa così uno spazio in cui l’esperienza precede l’interpretazione: un luogo in cui ciò che non è immediatamente decifrabile può comunque essere sentito, condiviso, attraversato.

Le pressioni, plurali, a cui allude il titolo scelto per questa edizione, sottolineano la necessità di attraversare la complessità del presente, rifiutando ogni binarismo e semplificazione. Il programma di Santarcangelo Festival 2026 è dunque dominato da opere che utilizzano strumenti teatrali, coreografici e installativi, rifiutando una lettura superficiale della realtà. In questa tensione tra politico e sensibile, tra sistema e corpo, si muovono le artiste e gli artisti invitati a Santarcangelo Festival 2026.

Nelle pratiche performative attuali, il corpo è trattato come uno spazio in cui si materializzano le tensioni sociali, politiche ed economiche contemporanee. Non è soltanto un veicolo di identità, ma un territorio su cui agiscono meccanismi di potere: norme, discipline, regimi di visibilità, controllo e violenza. Nelle pratiche artistiche contemporanee, la resistenza assume spesso forme non eroiche, fragili e ambivalenti. Al posto di confronti spettacolari emergono strategie di perseveranza, sopravvivenza, ironia, spostamento o rifiuto. Il corpo diventa così sia strumento d’azione sia archivio di esperienze – portatore di memoria della violenza, dello sradicamento, della disciplina, ma anche della solidarietà e dell’immaginazione collettiva.

In questa prospettiva si incontrano i lavori del danzatore e coreografo Ali Chahrour, che fa di Beirut il centro e il punto di partenza della propria ricerca artistica, sviluppando un linguaggio ispirato ai miti arabi e ai contesti politici, sociali e religiosi del Libano. Le artiste palestinesi Marah Haj Hussein, già apprezzata a Santarcangelo Festival 2025, e Nur Garabli partono dalla loro biografia per riflettere sulla violenza interiorizzata. Mehdi Dahkan, coreografo e performer marocchino, esplora il corpo e il respiro come spazio di resistenza, identità e appartenenza. La necessità di autodifesa e una riflessione sull’aggressività sono al centro di un lavoro che parte dalla propria identità e lotta politica: protagonisti la lituana Agniete Lisickinaite e Igor Shugaleev, artista bielorusso rifugiato in Polonia, entrambi ospiti di precedenti edizioni del Festival, per la prima volta insieme sul palco. Wojciech Grudzinski, coreografo e performer polacco, torna a Santarcangelo Festival portando avanti una riflessione su rituali sociali e dinamiche di potere. La creazione artistica emerge dalla propria biografia personale con il lavoro di Francesca Pennini / Collettivo Cinetico: una riflessione sul corpo come luogo instabile, vulnerabile, attraversato da malattia, inciampo, crisi, ma anche da una potente capacità di rigenerazione.

L’ecologia in questa prospettiva smette di essere “tema” ma diventa vero e proprio strumento per indagare la realtà e per la produzione di conoscenza e sensibilità. Harald Beharie, coreografo e performer norvegese di origine giamaicana, torna al Festival con un lavoro che intreccia performance e ricerca teorica, per mettere in crisi l’idea stessa di appartenenza e aprire domande su chi può abitare certi spazi. Debutta a Santarcangelo 2026 il nuovo lavoro di Tea And, artista che lavora con performance partecipative e processi di lunga durata. La sua ricerca è radicata nell’Alta Valle Seriana, nelle Alpi italiane, e affronta temi quali estrattivismo, ecologia sociale, governance locale e pratiche collettive. Segue questa tendenza il lavoro di Violetta Cottini, artista sostenuta dalle azioni del network Fondo per l’annualità 2025/26. Cottini lavora tra performance, installazione e pratiche di ricerca transdisciplinari indagando il fantastico, le mitologie minori e le forme di percezione laterale.

Guardare il mondo con profondità presuppone uno sguardo polifonico e non lineare del passato. Significa accettare che non ci sia una sola versione lineare della Storia, ma che coesistano memorie, temporalità e punti di vista. Questo contraltare alla narrazione dominante secondo una prospettiva decoloniale è presente nei lavori di Yuck Miranda che, nato in Mozambico, pone al centro il corpo come strumento di espressione, suono e ritmo. Ancora con il sostegno di Fondo 2025/26 Wissal Houbabi, nata in Marocco e cresciuta in Italia, si concentra sullo studio della tradizione orale e sulla sua trasformazione in poesia performativa contemporanea. Melissa Ghazale, nota anche come Malice, artista visiva, performer e ricercatrice libanese, esplora le sfumature del linguaggio. Anche la ricerca artistica di Ndoho Ange scaturisce da un tessuto culturale plurale, muovendosi tra hip-hop, rito e ancestralità.

Ancora in programma artiste e artisti per cui il corpo non è esclusivamente medium di espressione, ma anche spazio di negoziazione, vulnerabilità e interdipendenza. Torna, dopo il grande successo di This resting, patience nell’edizione 2025, Ewa Dziarnowska, coreografa e danzatrice polacca con base a Berlino. Sarà a Santarcangelo con la prima restituzione di un nuovo lavoro, commissionato dal Festival, e che vedrà la luce proprio in questa edizione. Bast Hippocrate, artista queer svizzero afrodiscendente, le cui creazioni si pongono al crocevia tra danza, performance e narrazione, propone un lavoro che mette in discussione le norme e le aspettative imposte dalle strutture eteronormative della coppia. Sugli stessi argomenti, sulla possibilità di forme diverse di relazione, verte la performance dell’emiliana Giorgia Lolli, i cui lavori hanno attraversato piattaforme nazionali e internazionali. Santarcangelo Festival 2026 ospiterà anche Melissa Guéx, performer e coreografa attiva in Svizzera, la cui pratica fonde in modo potente energia fisica e profondità emotiva, attraversando teatro, danza e club culture. E Katerina Andreou, coreografa, danzatrice e compositrice nata ad Atene e attiva in Francia, il cui lavoro si muove tra fiction e pratiche performative, interrogando concetti come autorità, autonomia, comunicazione e censura. In questa prospettiva vengono presentate anche le opere di Jana Jacuka, coreografa e performer lettone la cui ricerca esplora la performatività del riso, trasformando la voce in uno strumento coreografico che si estende al corpo. Di Lisa Laurent, artista svizzera la cui pratica al contrario si concentra sul pianto in una connessione profonda con il pubblico. Di Catol Teixeira, dal Brasile e per la quarta volta a Santarcangelo Festival, con una pratica che celebra l’incompiuto, dove il corpo diventa archivio di movimenti. Del duo artistico formato da Gaetano Palermo e Michele Petrosino, che creerà un’installazione site-specific grazie alle azioni del network Bloom.

La 56esima edizione di Santarcangelo Festival è anche una riflessione sulla cura, intesa come insieme di pratiche che diventano strumenti di resistenza, rigenerazione e costruzione di comunità. Questa tematica attraversa le esperienze di numerose artiste e artisti invitati al Festival, che indagano il corpo come luogo in cui si inscrivono gesti di accudimento, resistenza e compassione, interrogandosi su come la cura possa essere trasmessa e condivisa nelle interazioni sociali, anche al di fuori del contesto artistico. In questa ottica torna per Imbosco il collettivo Kem, gruppo indipendente interessato a pratiche femministe ed ecologie queer, la performer e dj Bunny Dakota del collettivo romano Industria Indipendente e la formazione romagnola Parini Secondo.

Il programma completo verrà annunciato il 19 maggio."

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