Dal mito di Clara Calamai ai racconti di Raimo: alla Baldini una settimana culturale

In biblioteca la presentazione dei libri di Maurizio Zaccaro e Christian Raimo nel segno del cinema

A cura di Redazione Redazione
08 aprile 2026 15:04
Dal mito di Clara Calamai ai racconti di Raimo: alla Baldini una settimana culturale - Maurizio Zaccaro
Maurizio Zaccaro
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Due incontri nel segno del cinema: è la proposta della settimana in biblioteca Baldini, che giovedì 9 aprile alle ore 21 ospita la presentazione del volume “Bellissima Dea. Storia di Clara Calamai” di Maurizio Zaccaro – in dialogo con Rita Giannini – e sabato 11 aprile alle 17,30 replica con “L’invenzione del colore”, presentato dall’autore Christian Raimo insieme a Giovanni Boccia Artieri per la rassegna Letture Liminali. Alle iniziative della biblioteca si aggiunge anche la riapertura del deposito del Met e il primo appuntamento della rassegna “Libra”, entrambi in programma domenica 12 aprile.

Giovedì 9 aprile il regista Maurizio Zaccaro e la giornalista Rita Giannini ripercorreranno le vicende di Clara Calamai, il primo scandalo del cinema italiano. Bellissima, sensuale, altera come una diva francese, nel 1942 osò ciò che nessuna attrice aveva mai fatto prima: apparire a seno nudo nel film “La cena delle beffe”, scatenando lo scandalo e la fascinazione di un intero Paese sotto dittatura. Un anno dopo, con “Ossessione” di Luchino Visconti, rinunciò agli abiti eleganti e al trucco, prestando il volto e il corpo a Giovanna, la bottegaia frustrata che inaugurò il neorealismo. Da quel momento divenne il simbolo di una generazione: l’immagine che i soldati italiani portavano al fronte nel portafogli, la donna proibita che incarnava il desiderio e il peccato. Ma Clara Calamai non fu solo la diva conturbante degli anni Quaranta. Fu anche una donna inquieta, fragile, piena di passioni e paure, che scelse a un certo punto di abbandonare le luci del set per inseguire affetti e normalità.

Un ritiro improvviso che la rese ancora più leggendaria, come una Greta Garbo italiana. Poi, quando sembrava ormai dimenticata, la chiamata inattesa: Dario Argento la volle in “Profondo rosso”, restituendole una nuova, inquietante immortalità. “Bellissima dea” (Vallecchi Firenze, 2025) è il romanzo di una diva che bruciò di scandalo e desiderio, e che pagò con il silenzio e l’ombra il prezzo della sua unicità.

Fin da bambino, invece, il protagonista di “L’invenzione del colore” (La Nave di Teseo, 2026) – il nuovo libro di Christian Raimo che l’autore presenterà con Giovanni Boccia Artieri sabato 11 aprile in biblioteca – sa che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia del cinema. È sempre rimasto una specie di segreto di famiglia, una leggenda privata. Gli torna in mente quando in una caldissima primavera sogna quasi tutte le notti suo padre, morto dieci anni prima. In questi sogni – lucidi e pervasivi – Raffaele è ancora vivo, semplicemente se n’è andato via di casa, senza una spiegazione. Quel bambino, che si chiama Christian e oggi ha cinquant’anni, si sente costretto a ricercarne il senso, e comincia un’indagine tenera e impacciata, un giallo familiare che è anche un romanzo di formazione fuori tempo massimo.

Professore di liceo, sospeso tra i rapporti impossibili e comici con i suoi studenti e le infinite spirali sentimentali della storia con la sua ex compagna, Christian vede di colpo la propria vita intrecciarsi con l’ombra di un padre a cui si accorge, solo ora, di assomigliare più di quanto abbia mai creduto. Nelle vesti di un Telemaco contemporaneo, si ritrova a inseguire le tracce del padre nella storia privata e pubblica, come se il Novecento fosse un unico lunghissimo racconto proiettato sul grande schermo: le vacanze al paese dei nonni negli anni ottanta e i film di Bud Spencer e Terence Hill, “Apocalypse Now” e la crisi economica, la prima volta in cui si sono conosciuti i suoi genitori e “Scene da un matrimonio” di Bergman, e soprattutto la Technicolor, l’azienda a cui il padre ha dedicato l’esistenza, che ha cambiato l’immaginario planetario e i destini della loro famiglia.

Entrambi gli incontri sono a ingresso libero con prenotazione consigliata, chiamando il numero 0541/356.299 o scrivendo una mail a [email protected].

Due, infine, gli appuntamenti in programma domenica 12 aprile: alle ore 16,30 la Celletta Zampeschi ospita il primo appuntamento dell'edizione 2026 di Libra, la rassegna curata dall'Associazione Giulio Turci, che vedrà Roberta Bonazza dialogare con Miresa Turci su "Maria Teresa Giuffrè: la pienezza della parola".

Come ogni seconda domenica del mese, infine, nel pomeriggio aprirà anche il deposito del Museo Etnografico: è possibile scoprirne le storie e le curiosità durante tre turni di visita: alle 16, 17 e 18. L’ingresso è gratuito, per informazioni: [email protected] – 0541/624703.

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