Dassilva torna in tivù: "In carcere ricevevo tante lettere di sostegno, ma avevo perso la speranza"

Alle Iene il racconto dei 694 giorni in carcere, della sentenza e del ritorno alla vita insieme alla moglie Valeria Bartolucci

A cura di Redazione Redazione
28 settembre 2026 08:44
Dassilva torna in tivù: "In carcere ricevevo tante lettere di sostegno, ma avevo perso la speranza" - Louis Dassilva
Louis Dassilva
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È nella sua nuova casa che Louis Dassilva racconta per la seconda volta davanti alle telecamere cosa ha vissuto nei 694 giorni trascorsi in carcere. Ospite delle Iene, intervistato da Gastone Zama, l'uomo assolto dall'accusa di aver ucciso Pierina Paganelli ha ripercorso la vigilia della sentenza, il periodo passato dietro le sbarre e i primi giorni dopo il ritorno alla libertà. La vicenda è quella dell'omicidio della 78enne Pierina Paganelli, trovata morta nel garage del condominio di via del Ciclamino, a Rimini, il 4 ottobre 2023. Dassilva era stato arrestato e poi rinviato a giudizio con l'accusa di essere l'autore del delitto. Dopo 694 giorni di carcere è arrivata l'assoluzione. Ora prova a riprendere la vita che aveva lasciato.

La notte prima del verdetto però, non è riuscito a dormire. I compagni di carcere cercavano di tranquillizzarlo, mentre anche Valeria Bartolucci, sua moglie, viveva quelle ore nell'attesa della decisione. "Ho cercato di prepararmi dentro di me, tirando fuori la parte migliore. Ricordo che nopn ero riuscito a dormire neanche un secondo". Quei 694 giorni, nel suo racconto, sono un lungo accumulo di giornate difficili. "Uno peggio dell'altro", dice. In quel periodo Dassilva ha ricevuto anche molte lettere in carcere. "In tanti mi scrivevano, mi davano sostegno. Sia donne che uomini". A un certo punto ha deciso anche di iniziare uno sciopero della fame, "perchè volevo la verità".

Oggi ha ripreso lo stesso lavoro che faceva prima dell'arresto. Il ritorno alla normalità però, non è immediato. Anche con Valeria la situazione è cambiata. I due continuano a stare insieme, ma non vivono stabilmente nella stessa casa. "Stiamo cercando di riprendere la nostra vita". E racconta la loro quotidianità: "Ogni tanto Valeria dorme da un'amica, torna in via del Ciclamino e qualche altra sera dorme con me".

Il carcere, dice, gli ha lasciato qualcosa. "Una maggiore pazienza, ma sono anche peggiorato nella paranoia". Poi c'è il peso di essere diventato una persona riconoscibile e discussa. La sua storia privata è finita sotto i riflettori e ogni aspetto della sua vita è stato analizzato pubblicamente. "C'è meno impegno nel ripulire una persona che nel sporcarla e a nessuno piace essere sporcato" E quando il discorso si sposta sulle sue relazioni, Dassilva sceglie di mettere un limite a ciò che vuole raccontare. "La gente può pensare quello che vuole sulle mie due mogli. Ma è una cosa personale". Il riferimento è a Valeria Bartolucci e alla moglie che vive in Senegal, paese di origine di Dassilva.

Tornando agli attimi precedenti alla sentenza, Dassilva ricorda di aver passato il giorno precedente "facendo ogni cosa per tenermi impegnato". La fiducia nella giustizia, dice, "era rimasta, ma la speranza si era ormai assottigliata per come stavano andando le cose". Poi 16 ore di camera di consiglio e l'assoluzione, che ha chiuso il procedimento a suo, ma "ci sono alcune cose che è difficile scrollarsi di dosso" E alla fine, parlando di ciò che ha vissuto in questi quasi due anni, arriva la frase che più di tutte restituisce il suo stato d'animo, recitata in coro con la moglie Valeria: "Non è stata rispettata la dignità di Louis Dassilva".

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