Declassamento dei comuni montani, protesta a Roma: i sindaci contro la norma Calderoli

Andrea Gnassi: "Vivere nelle aree interne è oramai un atto di resistenza che il governo Meloni rende sempre più difficile"

A cura di Redazione Redazione
13 maggio 2026 16:44
Declassamento dei comuni montani, protesta a Roma: i sindaci contro la norma Calderoli -
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Il Gruppo parlamentare del Partito democratico ha incontrato oggi, 13 maggio, alla Camera una delegazione di sindaci dei comuni montani che stanno protestando contro il declassamento dei comuni, vale a dire la ridefinizione dei parametri che comporta la perdita della qualifica di comune montano e, di conseguenza, l'esclusione dall'accesso alle risorse nazionali per la tutela dei servizi e lo sviluppo dei territori, deciso dal governo attraverso i nuovi criteri introdotti dal ministro Calderoli. L'incontro si è svolto nella sala Berlinguer di Montecitorio alla presenza della capogruppo Pd Chiara Braga e delle deputate e dei deputati democratici Andrea Gnassi, Marco Sarracino, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Andrea Casu, Augusto Curti, Andrea De Maria, Federico Fornaro, Franco Girelli, Irene Manzi e Claudio Stefanazzi e i responsabili del partito Davide Baruffi e Marco Niccolai. Nel corso dell'incontro i sindaci hanno espresso forte preoccupazione, imbarazzo e scetticismo per le scelte del governo, denunciando come "chi ha scritto queste nuove regole non si rende conto degli effetti che stanno producendo sui territori e sulle comunità. Sono decisioni che stanno mettendo in ginocchio l'economia di molti territori italiani".

Una situazione giudicata "molto grave" dagli amministratori presenti. "Sul declassamento dei comuni montani - ha detto Braga durante il suo intervento - il Pd ha denunciato fin da subito l'illogicità della scelta del governo. Auspichiamo un ravvedimento dell'esecutivo, ma noi non ci fermiamo e sosteniamo anche le attività dei comuni che stanno ricorrendo contro questa decisione". L'incontro è avvenuto subito dopo che la Camera ha respinto la mozione presentata dal Pd sulle aree interne e sui criteri di classificazione dei comuni montani. "Apprendiamo che il governo starebbe chiedendo ai sindaci come risolvere le problematiche create da questa decisione: fanno i danni ma non trovano le soluzioni. E questo non fa ben sperare” ha sottolineato Marco Sarracino, componente della segreteria nazionale del Pd e responsabile Aree interne del partito, promotore della mozione bocciata dalla maggioranza che ha comunicato ai sindaci che il Pd sta depositando una proposta di legge per cancellare la norma Calderoli. "Chiedevamo una netta marcia indietro sui criteri voluti dal ministro Calderoli, ma il voto contrario della destra dimostra che alle parole non seguono i fatti. Una maggioranza che si dice disponibile al confronto non può poi bocciare ogni intervento concreto per le aree interne” hanno aggiunto Andrea Gnassi e gli esponenti Pd., concludendo: "Vivere oggi in un'area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo sempre più difficile: per questo il Pd continuerà la battaglia con una proposta di legge per giovani, salari, imprese e diritto alla casa, perché mentre la destra considera questi territori una zavorra, noi li consideriamo una grande opportunità di sviluppo per il Paese”.

Presente anche il M5S e il senatore riminese Marco Croatti

“Questa mattina ho partecipato con convinzione alla manifestazione davanti a Palazzo Montecitorio, organizzata dal Coordinamento dei Comuni, per dare voce a chi non accetta di vedere il proprio territorio cancellato o declassato da decisioni burocratiche calate dall’alto. L'iniziativa, intitolata “Insieme con le nostre comunità”, ha visto amministratori e cittadini scendere in piazza contro il danno della declassificazione dei Comuni Montani. Un provvedimento che, se non corretto, rischia di tagliare servizi essenziali e risorse vitali per le aree interne del Paese. Il recente Dpcm, infatti, ha comportato l’esclusione di ben 346 comuni dalla classificazione montana. Togliere questo status significa ignorare le difficoltà strutturali, logistiche e climatiche con cui queste comunità combattono ogni giorno; significa tagliare i fondi Fosmit, le premialità agricole, il bonus nati e le agevolazioni sul riscaldamento. Ma il danno più grave è sulla scuola: senza deroghe, molte classi montane spariranno, costringendo i bambini a spostamenti infiniti e spingendo i genitori ad abbandonare i paesi. Il Governo Meloni sta svuotando le aree interne per decreto. Positivo in tal senso il pronto intervento della Regione Emilia-Romagna, che ha deciso di sostenere i comuni del territorio esclusi dalla classificazione e dai relativi incentivi. La Regione ha scelto di coprire i tagli del Governo con proprie risorse, dimostrando una sensibilità che a Roma purtroppo manca. Parliamo di realtà che non possono essere abbandonate a se stesse. Proprio per difendere i propri diritti e l'identità dei territori, 9 di questi comuni hanno già presentato ricorso al Tar del Lazio, segno di una resistenza istituzionale che non intende piegarsi a criteri puramente numerici e lontani dalla realtà geografica. Non si tratta solo di una questione amministrativa, ma di una battaglia di dignità. Con questa manovra si esclude il legame tra istituzioni e territorio. Durante il presidio davanti alla Camera dei Deputati, è stata ribadita la necessità di un'azione parlamentare urgente. È necessario garantire fondi e tutele che permettano ai piccoli comuni di restare presidi di legalità, cultura e sostenibilità ambientale. Saremo il megafono di queste comunità nelle sedi istituzionali. La montagna non si declassa, si sostiene e si valorizza.”

Così in una nota il Senatore pentastellato Marco Croatti, presente all'evento odierno a Roma.

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