Emergenza carceri: a Rimini 46 detenuti oltre la capienza, rilanciato l’indulto
Il garante regionale: "Indulto resta l’intervento più incisivo per ridurre nell’immediato la pressione sul sistema penitenziario”
La situazione delle carceri in Emilia-Romagna torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Negli istituti penitenziari della regione si registra infatti un sovraffollamento di quasi mille detenuti oltre i posti disponibili, un dato che riaccende l’allarme sulle condizioni di detenzione e sulle difficoltà del sistema carcerario.
A fare il punto è stato il garante regionale delle persone private della libertà, Roberto Cavalieri, intervenuto a Bologna nel corso del seminario “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale”.
La situazione più critica riguarda la casa circondariale della Casa Circondariale Dozza di Bologna, dove si contano 326 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Numeri elevati anche a Ferrara (+163), Piacenza (+155), Parma (+149) e Modena (+141). Non va meglio negli istituti romagnoli: Rimini registra 46 detenuti in eccesso, Ravenna 30, Forlì 15 e Reggio Emilia 13.
“Parliamo di quasi mille esuberi carcerari in regione: è come se avessimo tre istituti penitenziari in più rispetto a quelli esistenti”, ha sottolineato Cavalieri, evidenziando come il sovraffollamento finisca per aggravare tutte le criticità già presenti negli istituti, dalle condizioni di vita dei detenuti fino alle difficoltà operative del personale penitenziario.
Secondo il garante, il problema non può più essere considerato una semplice emergenza temporanea. Celle sovraffollate significano inevitabilmente un aumento delle tensioni interne, condizioni detentive peggiori e minori possibilità di costruire percorsi concreti di reinserimento sociale, elemento fondamentale per contrastare la recidiva.
Da qui il rilancio di una misura straordinaria come l’indulto, tornato al centro del confronto istituzionale. “Resta ancora oggi l’intervento più incisivo per ridurre nell’immediato la pressione sul sistema penitenziario”, ha spiegato Cavalieri, pur riconoscendo che l’attuale scenario politico rende difficile immaginare una soluzione di questo tipo nel breve periodo.
Durante l’incontro è stata inoltre presentata l’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, realtà che a Rimini negli ultimi anni ha accolto 376 persone provenienti dal circuito penitenziario, registrando un dato significativo: un tasso di recidiva fermo al 15%, nettamente inferiore rispetto al 75% di chi sconta interamente la pena in carcere, confermando il valore dei percorsi alternativi orientati al reinserimento sociale.
Il quadro che emerge è quello di un sistema penitenziario regionale sempre più sotto pressione, dove il tema del sovraffollamento torna a imporsi come una delle emergenze più delicate sul fronte della giustizia e della tutela dei diritti.
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