Falsi tamponi Covid per andare in discoteca e a vedere il Milan: in 4 a processo
Due indagati sono stati invece assolti
Sono stati rinviati a giudizio, al prossimo 3 giugno, quattro giovani tra i 22 e i 31 anni, residenti tra Rimini e Riccione, accusati di aver utilizzato falsi certificati per partecipare ad eventi in epoca di pandemia da Sars-CoV-2, essendo sprovvisti del Green Pass. Ad esempio per trascorrere la serata in discoteca, o recarsi allo stadio di San Siro per una partita di calcio. Due di loro, fratello 24enne e sorella 31enne, difesi dall'avvocato Piergiorgio Tiraferri, sono ritenuti dalla Procura gli ideatori dell'espediente e imputati per falsità materiale commessa dal privato in concorso: in pratica un falso certificato, sulla carta intestata di un poliambulatorio del modenese, che attestava la negatività al tampone. All'epoca, il 2021, le persone non in possesso di Green Pass potevano infatti partecipare alla vita sociale solamente facendo tamponi che attestassero la negatività al virus. Gli altri due imputati, uno dei quali difeso dall'avvocata Cinzia Bonfantini e l'altro sempre da Tiraferri, sono accusati di uso di atto falso. In sostanza, per la procura, l'aver utilizzato il certificato falso, senza averlo prodotto, non toglierebbe responsabilità a questi ultimi due imputati. Diversa la versione della difesa, secondo la quale non ci sarebbe un profilo di offensività della condotta: in pratica nessun danno è stato arrecato, in quanto i ragazzi erano sani, non contagiati dal "famigerato" virus.
Sono già stati processati con rito abbreviato e assolti, perché il fatto non sussiste, altri due giovani, difesi dagli avvocati Carlo Alberto Zaina e Alessandro Frisoni. Nei loro confronti la Procura chiedeva condanna a 6 mesi. Uno dei due, in particolare, era in possesso del certificato in quanto intenzionato a recarsi a San Siro per assistere alla partita tra Milan e Lazio, in programma il 12 settembre 2021. Ma sia lui che l'altro ragazzo assolto, hanno riferito di non averlo utilizzato e di aver ricevuto il certificato a loro insaputa.
Nell’ambito dell’inchiesta dei Carabinieri di Riccione risulta inoltre coinvolta anche una minore, oggi maggiorenne, la cui posizione è al vaglio del Tribunale per i Minorenni di Bologna.
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