Fine Vita, Marcello (Fdi) attacca: "Bisogna togliere sofferenza al malato, non togliere di mezzo il malato"
I dubbi del centrodestra sulla legge, compresi profili di incostituzionalità
La Regione Emilia Romagna ha approvato la Legge sul Fine Vita, un provvedimento che ha però suscitato perplessità nell'opposizione, critica verso la maggioranza per aver legiferato su un tema che per la sua valenza, toccando profili di ordinamento civile e penale, andrebbe invece lasciato alla competenza del governo centrale. È stato il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Nicola Marcello, a esprimere critiche e perplessità, intervenendo come relatore di minoranza durante la discussione in Assemblea Legislativa, sottolineando in primis che la priorità fosse il pieno sviluppo delle cure palliative, dell'assistenza domiciliare e del sostegno alle famiglie e ai caregiver. In merito alla competenza della Regione, a legiferare sul tema del Fine Vita, Marcello ha citato sentenze della Corte Costituzionale: non ci sarebbe una via libera per le Regioni e quindi la legge avrebbe profili di incostituzionalità."Nessuno deve arrivare a chiedere di morire per il dolore che non gli è stato tolto o per la solitudine in cui è stato lasciato. Il nostro motto resta sempre lo stesso: togliere la sofferenza al malato, non togliere di mezzo il sofferente", ha commentato Marcello, che è allineato alle posizioni della Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna e a Comunione e Liberazione, critici nei confronti della legge regionale. Di Cl viene citato un volantino dal titolo "Io non sono io": "Qui viene affermato saggiamente che la legge sul Suicidio Medicalmente Assistito della Regione Emilia Romagna è figlia di un pragmatismo cinico che considera una vita degna di essere vissuta solo se capace di essere autosufficiente e produttiva e magari non pesare sui costi della sanità”, chiosa l'esponente di Fratelli d'Italia.
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