Finti codici di spedizione e società "fantasma": così svuotavano le casse di Amazon
Chiesti oltre 5 anni di carcere
Avrebbero messo a segno una truffa da oltre un milione di euro ai danni di una nota piattaforma di e-commerce, utilizzando società create ad hoc e poi fatte fallire. I fatti risalgono al biennio 2015-2016: secondo l’accusa, venivano incassati pagamenti per smartphone e dispositivi elettronici mai consegnati ai clienti, costringendo l’azienda a rimborsare gli acquirenti.
Cinque persone legate a due società riminesi sono finite a processo per truffa aggravata in concorso, ma il reato è stato dichiarato prescritto. La procura ha quindi chiesto il non luogo a procedere anche per le violazioni fiscali collegate, tra cui l’omessa dichiarazione di imposte per circa 250mila euro.
Resta invece aperto il fronte relativo a bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Per questi capi d’accusa sono state richieste condanne fino a 5 anni e 6 mesi di reclusione.
Secondo quanto ricostruito, le società coinvolte avrebbero fornito falsi codici di spedizione per attivare i pagamenti, senza mai inviare la merce. Parte dei proventi sarebbe poi stata movimentata tra conti e aziende diverse o reinvestita, ostacolandone la tracciabilità.
Contestata anche la distrazione di fondi e l’occultamento delle scritture contabili, che avrebbe reso impossibile ricostruire la reale situazione patrimoniale delle società, già in forte difficoltà economica.
Il processo è stato aggiornato a luglio per la sentenza.
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