Frode sull’Iva e rimborsi indebiti sulle accise: sequestri per oltre 7 milioni a Rimini
Nel mirino una società riminese che commercia alcolici e birra, la holding che la controlla e altre 23 imprese tra Italia, San Marino e diversi Paesi europei. L’indagine dell’Agenzia delle Dogane con la Guardia di Finanza
Un sistema di società utilizzate per creare crediti Iva inesistenti e ottenere rimborsi non dovuti sulle accise. È quanto hanno scoperto i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Rimini, al termine di un’indagine su una presunta frode fiscale nel commercio di alcolici e birra. L’operazione si è conclusa con il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 7 milioni di euro, disposto dall’autorità giudiziaria.
Al centro dell’inchiesta c’è una società riminese che, pur risultando regolare dal punto di vista amministrativo e fiscale, avrebbe acquistato prodotti a prezzi particolarmente bassi da una rete di imprese italiane ed estere, alcune delle quali risultate fittizie o inadempienti. La merce veniva poi rivenduta a società di San Marino e ad altre imprese di comodo con sede in diversi Paesi dell’Unione europea.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i prodotti venivano ceduti a un prezzo inferiore a quello di acquisto, con margini di guadagno molto ridotti. Una modalità che, insieme alle continue perdite registrate nei bilanci, avrebbe permesso alla società riminese di svolgere il ruolo di intermediaria nel sistema di frode.
Per simulare le vendite all’estero sarebbero stati utilizzati anche documenti di trasporto falsificati. In questo modo venivano creati crediti Iva che non esistevano, poi trasferiti alla holding che controllava la società riminese. La stessa holding avrebbe utilizzato quei crediti nelle proprie dichiarazioni fiscali, sostenendo al tempo stesso l'attività della società attraverso importanti trasferimenti di denaro.
L’indagine ha fatto emergere anche un secondo filone, legato ai rimborsi delle accise. Le stesse fatture ritenute false sarebbero state infatti utilizzate per chiedere alla Dogana la restituzione delle imposte sui prodotti che risultavano venduti all’estero. Le richieste erano accompagnate da dichiarazioni sostitutive che, secondo gli investigatori, contenevano informazioni non veritiere.
I controlli hanno però fatto emergere che le società indicate come fornitrici non esistevano realmente e che, di conseguenza, non era possibile dimostrare la provenienza regolare dei prodotti né il pagamento delle imposte dovute. I rimborsi delle accise sarebbero quindi stati richiesti senza averne diritto.
Oltre alla società riminese e alla holding che la controlla, risultano coinvolte nell'indagine 12 imprese italiane, nove con sede in Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Romania e due nella Repubblica di San Marino.
Al termine degli accertamenti, il personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha eseguito il sequestro preventivo, con la collaborazione della Guardia di Finanza di Rimini, di crediti fiscali, conti correnti, disponibilità economiche, beni mobili e immobili riconducibili agli indagati, per un valore complessivo superiore a 7 milioni di euro.
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