Grand Hotel di Riccione, ricorso contro il sequestro: la difesa chiede l'annullamento
Gli avvocati degli indagati contestano il provvedimento della Procura: "nessuna situazione di urgenza e immobile già destinato alla vendita all'asta".
Prosegue il confronto sul fallimento della Marebello Spa., società proprietaria del complesso del Grand Hotel di Riccione. Dopo il sequestro preventivo disposto d'urgenza dalla Procura di Rimini lo scorso 24 luglio, la difesa dei sei indagati ha presentato le proprie contestazioni davanti al giudice per le indagini preliminari, chiedendo che il provvedimento venga revocato.
I legali Stefano Caroli e Anna Maria Putignano, che assistono lo storico imprenditore Gianni Andreatta e gli altri coinvolti nell'inchiesta, ritengono infatti che non ricorrano i presupposti che hanno portato al sequestro. Secondo la loro ricostruzione, il complesso immobiliare è già inserito nella procedura fallimentare e la vendita all'asta è fissata per il 23 settembre, circostanza che, a loro avviso, escluderebbe qualsiasi esigenza di intervento immediato. La difesa richiama inoltre le contestazioni già avanzate nei confronti della procedura di determinazione del valore dell'immobile, ritenendo che il prezzo stabilito per la futura asta sia stato oggetto di numerose critiche e iniziative legali rivolte sia al curatore fallimentare sia al consulente tecnico incaricato.
Tra i punti affrontati nel ricorso c'è anche quello relativo alla sicurezza della struttura. Gli avvocati sostengono che non esisterebbero elementi tali da far ritenere il complesso pericoloso per la pubblica incolumità, evidenziando come negli ultimi tempi abbia continuato a ospitare iniziative pubbliche con la partecipazione di personalità del mondo politico e culturale. A sostegno della tesi difensiva vengono richiamate anche le verifiche dei Vigili del Fuoco, ritenute conformi ai requisiti di sicurezza, oltre a un provvedimento del Tar che ha sospeso la revoca delle licenze disposta dal Comune di Riccione.
Il sequestro ha interessato anche alcune abitazioni private occupate dagli indagati e dai loro familiari. Secondo quanto riferiscono i difensori, le famiglie sarebbero state costrette a lasciare gli appartamenti senza ricevere alcuna assistenza, mentre sotto sequestro sarebbero rimasti anche beni di uso quotidiano, tra cui arredi, effetti personali e giochi dei bambini. La decisione sulla convalida del sequestro è ora attesa dal gip del Tribunale di Rimini. Qualora il provvedimento non venisse confermato, perderebbe efficacia, aprendo una nuova fase del contenzioso giudiziario che ruota attorno al futuro del Grand Hotel e della procedura fallimentare della Marebello Spa.
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