Carabinieri, l’integrazione in divisa: militari di origine albanese e magrebina in un’operazione antidroga
I carabinieri hanno trovato circa 40 grammi di droga, un bilancino e quattro telefoni cellulari.
Un maresciallo di origine albanese e un carabiniere di origine magrebina, entrambi al servizio dello Stato italiano e impegnati nella sicurezza dei cittadini. È una storia di integrazione in divisa quella che emerge da un’operazione antidroga condotta dai Carabinieri della Stazione di San Leo, nel Riminese, che ha portato ieri all’arresto di un ventisettenne di origine tunisina, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.
Tra i protagonisti dell’intervento, al quale hanno partecipato anche altri militari, un maresciallo con radici albanesi e un carabiniere di origine magrebina: percorsi e origini differenti che si incontrano nella stessa uniforme e nell’impegno quotidiano per la legalità. Una testimonianza concreta di integrazione nelle istituzioni, al servizio della collettività.
Il controllo è iniziato in mattinata a Pietracuta, dove una pattuglia ha fermato due persone. Secondo la ricostruzione degli operanti, il ventisettenne avrebbe tentato di disfarsi di un involucro contenente 16,20 grammi di hashish, subito recuperato dai militari.
Gli accertamenti hanno quindi consentito di individuare l’abitazione nella disponibilità dell’uomo. Prima di estendere la perquisizione ai locali, i Carabinieri hanno informato il sostituto procuratore di Rimini Davide Ercolani, che ha autorizzato anche l’eventuale intervento di un fabbro per consentire l’accesso. Nell’appartamento sono stati trovati altri 24,47 grammi di hashish, un bilancino di precisione e una patente sospettata di essere contraffatta, sulla quale proseguono gli accertamenti.
Complessivamente sono stati sequestrati circa 40,7 grammi di hashish, 500 euro e quattro telefoni cellulari. Il PM Ercolani, informato dell’esito delle operazioni, ha concordato con l’arresto in flagranza eseguito dai militari e disposto il trattenimento dell’uomo nelle camere di sicurezza della Compagnia di Novafeltria, in attesa del giudizio direttissimo fissato per oggi. Le accuse dovranno essere vagliate dall’autorità giudiziaria.
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