Il caro energia spinge l'inflazione: rischio 4% a fine anno
Confesercenti: bollette più care e carburanti pesano su imprese e famiglie. Pari: "Servono interventi strutturali sul costo dell'energia"
L'inflazione sale al 3,3% ad agosto, il livello più alto dall'inizio dell'anno, e il caro energia fa scattare l'allarme per i prossimi mesi. Secondo la stima preliminare dell'Istat, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, contro il +2,9% registrato nel mese precedente.
A spingere l'inflazione sono soprattutto i beni energetici. Già a luglio i prezzi dell'energia regolamentata erano cresciuti del 14,8% su base annua, dopo il +9,2% di giugno. Più contenuta la dinamica dei prodotti alimentari e del "carrello della spesa", rimasto stabile al +1%.
"L'accelerazione dell'inflazione è un segnale che non possiamo sottovalutare", commenta Mirco Pari, direttore di Confesercenti provinciale Rimini. "Dopo un'estate in cui imprese e famiglie hanno già dovuto fare i conti con il caro energia e con l'aumento dei carburanti, l'ulteriore crescita dei prezzi rischia di pesare ancora una volta sui bilanci e di frenare i consumi".
Secondo le stime di Confesercenti, tra luglio e agosto il caro carburanti ha comportato fino a 1,8 miliardi di euro di maggiore spesa rispetto allo stesso periodo del 2025. Per le imprese del commercio, della somministrazione e dell'accoglienza, invece, i maggiori costi delle bollette hanno raggiunto circa 870 milioni di euro, con rincari superiori al 40% e punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi.
Il timore riguarda anche i prossimi mesi. Gli attuali livelli dei prezzi internazionali dell'energia potrebbero aggiungere circa due decimi all'inflazione nel 2026 e altri tre decimi nel 2027, per un effetto complessivo di mezzo punto, nell'ipotesi che non ci siano ulteriori peggioramenti. Dopo una crescita media del 2,3% nei primi sette mesi dell'anno, il quadro rende concreto il rischio di avvicinarsi al 4% nell'ultimo trimestre.
"Il rischio è di entrare in un circolo vizioso: costi più elevati per le imprese, prezzi più alti per i consumatori e una conseguente riduzione della capacità di spesa", aggiunge Pari. Un problema particolarmente sentito nel Riminese, dove commercio, turismo, pubblici esercizi e servizi hanno un peso rilevante sull'economia.
"Servono interventi strutturali e non più soltanto misure emergenziali", conclude Pari. "È necessario intervenire sul costo dell'energia, a partire dagli oneri di sistema e dalla fiscalità, per ridurre il peso che grava sulle imprese e impedire che gli shock energetici si trasformino ogni volta in una nuova spinta inflazionistica".
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