Il Garante non si dimette: "Fiducia nei magistrati". Salvini avvisa Vannacci: "Conta la truppa, non il capitano"

Il Collegio del Garante per la Privacy resta al suo posto nonostante l’inchiesta sulle spese. Opposizioni all’attacco, mentre nella Lega cresce la tensione tra dossier interni e messaggi al generale eurodeputato

A cura di Glauco Valentini Redazione
16 gennaio 2026 19:21
Il Garante non si dimette: "Fiducia nei magistrati". Salvini avvisa Vannacci: "Conta la truppa, non il capitano" - Matteo Salvini, foto Ansa
Matteo Salvini, foto Ansa
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«Fiducia nei magistrati, andiamo avanti». È la linea ribadita dal Collegio del Garante per la Privacy, che al momento non intende rassegnare le dimissioni nonostante l’indagine che coinvolge l’intero organo. I componenti si dicono convinti di poter «dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati», dopo la svolta investigativa arrivata dalle testimonianze interne dei dipendenti sull’uso dei fondi dell’Autorità.

Sotto la lente della procura sono finite spese considerate anomale, che nel solo 2024 avrebbero raggiunto i 400mila euro. Particolare attenzione dei pm è rivolta a una missione istituzionale in Giappone, dal costo complessivo di circa 70mila euro, ritenuta eccessiva dagli inquirenti.

Sul piano politico, le opposizioni chiedono le dimissioni immediate del Collegio. Il Partito democratico sollecita un intervento diretto della presidente del Consiglio, mentre il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce una posizione garantista: «Lo sono sempre stato, anche nel caso del Comune di Milano».

Nel frattempo, nella Lega resta alta la tensione. Dopo le assenze e i due voti contrari espressi ieri sulla risoluzione di maggioranza a sostegno di Kiev, si aggiungono le frizioni sul dossier “Strade sicure”, che avrebbero portato alla sconvocazione della Commissione Difesa alla Camera. Un clima che preoccupa la dirigenza del Carroccio.

Il leader Matteo Salvini incontrerà nei prossimi giorni il generale Roberto Vannacci, eurodeputato leghista, ma intanto manda un messaggio chiaro all’interno del partito: «La forza della Lega non sono i capitani o i generali, ma la truppa». Un richiamo all’unità che arriva in un momento delicato, tra tensioni interne e scenari politici ancora in evoluzione.

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