"Il Red Devil è un faro di legalità": gli avvocati del pub riminese replicano alla chiusura
Giuliano Renzi e Sara Borghesi assistono il titolare Marco Paolini: "Gli episodi contestati sono avvenuti fuori dal locale e i responsabili non erano clienti"
Non ci stanno a vedere il Red Devil trasformato nel simbolo di una situazione di degrado e insicurezza. A poche ore dalla sospensione della licenza disposta dalla Questura di Rimini, sono gli avvocati del titolare Marco Paolini, Giuliano Renzi e Sara Borghesi, a prendere posizione e a contestare la lettura che, a loro avviso, rischia di finire per penalizzare un locale storico della Riviera per fatti che non sarebbero riconducibili alla sua attività. Renzi definisce il Red Devil «un luogo iconico della nostra città», un locale che dagli anni Ottanta ha attraversato diverse epoche della movida riminese, diventando inizialmente un punto di riferimento soprattutto per il turismo scandinavo e trasformandosi poi in un ritrovo frequentato da una clientela sempre più variegata.
La presa di posizione arriva dopo il provvedimento con cui il questore ha disposto la sospensione immediata della licenza per dieci giorni, motivandola con ragioni legate all’ordine pubblico e alla sicurezza. Negli ultimi mesi, infatti, il locale di viale Regina Margherita è stato interessato da diversi interventi delle forze dell’ordine.
"Mi amareggia il provvedimento con il quale il questore ha inteso sospendere la licenza del Red Devil con effetto immediato per dieci giorni", sostiene Renzi. L’avvocato non nega che gli episodi avvenuti nella zona siano motivo di preoccupazione, ma contesta il collegamento tra quei fatti e il pub. "Certamente si sono verificati alcuni episodi che destano allarme sociale – osserva –. Tuttavia quei fatti, come l’accensione di fuochi artificiali, alcune aggressioni o il furto di un portafoglio, si sono sempre svolti fuori dal locale, sulla pubblica via o sul marciapiede». E, soprattutto, aggiunge il penalista, «i responsabili non erano né frequentatori né avventori del Red Devil".
È proprio questo il punto sul quale la difesa del titolare concentra la propria replica: secondo i legali, il provvedimento finirebbe per attribuire al locale una responsabilità per dinamiche che riguardano più in generale il contesto urbano nel quale il pub si trova. "Il Red Devil non è nel cuore di Marina Centro o del borgo San Giuliano", sottolinea Renzi. Il locale si trova infatti a Rivazzurra, in una zona che durante le ore notturne cambia volto e che, secondo l’avvocato, sarebbe attraversata da fenomeni di illegalità e comportamenti molesti che non possono essere automaticamente ricondotti all’attività del pub.
"Si trova invece nel centro nevralgico di Rivazzurra. Di notte, oltre ai turisti, la zona è frequentata da un’umanità molto varia e con modi tutt’altro che urbani", afferma Renzi, indicando anche alcuni dei fenomeni che, a suo giudizio, meriterebbero una maggiore attenzione sul fronte della prevenzione. L'avvocato cita in particolare la presenza di persone dedite allo spaccio e di gruppi coinvolti in episodi di provocazione e aggressioni. È su questo terreno, sostiene, che dovrebbe concentrarsi l'attività di controllo del territorio, senza finire per colpire un'attività che, secondo la difesa, non sarebbe all'origine degli episodi contestati.
"È su questi fenomeni che, a mio avviso, dovrebbe concentrarsi una vera attività di prevenzione", ribadisce Renzi. Da qui la conclusione, che assume anche il valore di una difesa dell'identità del locale: "Invece si interviene su un locale che rappresenta un punto di riferimento storico e che, per quanto mi riguarda, continua a essere un faro di legalità nella nostra città".
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