Inchiesta “Mani d’oro”, perquisizioni anche a Rimini e sequestri a San Marino
Oltre 40 perquisizioni in nove province e sequestri per 37 milioni di euro. Sul Titano bloccati rapporti finanziari per circa 7,5 milioni nell’ambito dell’indagine su manodopera illecita e riciclaggio
La guardia di Finanza ravennate, su delega del pm Raffaele Belvederi, ha eseguito perquisizioni e sequestri d'urgenza in nove province italiane nell'ambito di una inchiesta, battezzata 'Mani d'oro', su somministrazione illecita di manodopera e riciclaggio partita dalla città romagnola. In particolare, sono stati i finanzieri del nucleo di polizia Economico-Finanziaria di Ravenna a dare esecuzione al provvedimento di sequestro di liquidità, beni mobili e immobili nella disponibilità degli indagati fino a circa 37 milioni di euro ritenuti profitti illeciti di reati tributari e del relativo riciclaggio. Come riporta Ansa, le oltre 40 perquisizioni, distribuite su due differenti decreti del pm, hanno riguardato Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Le indagini hanno fatto luce su numerose società formalmente attive nel settore delle costruzioni meccaniche ma di fatto serbatoi di manodopera per circa 1.000 lavoratori: saldatori, carpentieri e manovali d'officina, perlopiù di origine straniera, venivano assunti o licenziati solo in funzione dei carichi di lavoro delle reali società operative coinvolte. Per le Fiamme Gialle il vantaggio per le società, oltre a un cospicuo risparmio fiscale, era il potere godere con continuità di manodopera senza tutti i meccanismi legati a un rapporto di lavoro dipendente.
Seguendo le tracce del denaro, è emerso uno scenario molto più ampio ed esteso sul territorio nazionale con il coinvolgimento di ulteriori indagati dediti al riciclaggio dei danari incassati.
C'è stata anche cooperazione giudiziaria instaurata con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino che ha portato al sequestro, per circa 7,5 milioni di euro, dei rapporti continuativi intrattenuti sul Titano da uno degli indagati il quale era solito giustificare la legittima disponibilità di risorse finanziarie come vincite al gioco. In ragione di ciò sono scattati accertamenti su slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti.
Perquisizioni sono state fatte poi a Napoli e Bergamo dove i riciclatori, tramite 155 società cartiere, per l'accusa provvedevano prima all'emissione di fatture per operazioni inesistenti (130 milioni) e poi a retrocedere le somme pattuite in contanti dopo alcuni passaggi nei vari conti bancari al netto di una commissione dal 14 al 22%. Un sistema che ha coinvolto circa 1.200 ulteriori soggetti economici con il trasferimento all'estero di oltre 80 milioni di euro in circa due anni. In tutto questo le imposte venivano sistematicamente compensate con circa 11 milioni di euro di crediti fiscali fittizi. Le perquisizioni hanno permesso finora di scoprire un vero e proprio ufficio finanziario dotato di server, computer, macchina contabanconote, oltre 100 smartphone e centinaia di carte di credito per il ritiro di denaro. A ciò si devono aggiungere circa 250 mila euro in contanti, gioielli e numerosi orologi di lusso tra i quali uno del valore stimato in circa 100 mila euro, oltre a immobili, vetture e centinaia di conti correnti il cui saldo sarà quantificato nei prossimi giorni.
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