Inflazione, a Rimini prezzi in aumento del 4,6%: la stangata vale 1.296 euro l’anno a famiglia

Secondo Federconsumatori, a settembre il dato ha raggiunto il livello più alto da tre anni. A pesare sono soprattutto carburanti, bollette, trasporti e alimentari, con ricadute sui consumi delle famiglie

16 ottobre 2026 10:58
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A Rimini l’inflazione annua sale al 4,6%, con un aumento dell’1,1% rispetto ad agosto e un dato superiore di 0,4 punti percentuali alla media nazionale. Secondo le stime di Federconsumatori, il rincaro si traduce in una spesa aggiuntiva di 1.296 euro l’anno per famiglia. Crescono i costi di carburanti, energia e trasporti, mentre aumentano anche i prezzi degli alimentari, spingendo molte famiglie a ridurre i consumi. L’associazione chiede interventi urgenti per contenere il caro vita e tutelare il potere d’acquisto.

La nota di Federconsumatori Rimini

Ulteriore balzo dell’inflazione,  a Rimini secondo i dati Istat il dato segna nel mese di settembre un + 4,6 % su base annua con un + 1,1 % sul mese precedente  ed un + 0,4 %  rispetto al dato nazionale, confermando Rimini una delle città più care del Paese . Si tratta del dato più alto da tre anni. Per trovare una variazione tendenziale superiore, bisogna infatti risalire a settembre 2023. Un impatto particolarmente pesante per le famiglie riminesi. Con l’inflazione tendenziale a questi livelli le ricadute per ogni famiglia, secondo le stime dell’Osservatorio Federconsumatori, ammonteranno a +1.296,00 euro annui. A fare da traino nel mese di settembre  sono ancora i costi  per carburanti +26,8% ; abitazione, acqua, elettricità, gas con un complessivo + 10,7 %  ( nel dettaglio elettricità + 18,5% e gas + 18,3%) ; servizi di alloggio ristorazione e bar +6,7% ; trasporti +7,6% ; assistenza alla persona e protezione sociale + 3,5%. Comprare alcuni prodotti è diventato quasi proibitivo per le famiglie. Secondo i dati dell’Osservatorio Federconsumatori rispetto al 2020 la carne che è aumentata del 34 % ; latte, formaggi e uova 31% ; infine i prodotti ortofrutticoli complessivamente del 23 %. I cittadini si trovano di fronte a prezzi che li spinge spesso a rinunce, tagli e sacrifici, nell’ultimo anno, oltre il 16,9% delle famiglie ha operato riduzioni sul consumo di carne e pesce (con contemporaneo spostamento verso tagli e qualità meno pregiate), inoltre è aumentato il ricorso ai discount (+12%). Le cause, insieme ai rincari dei costi dei carburanti e dei prodotti energetici, che come noto hanno un forte impatto sui prodotti alimentari (che nel nostro Paese sono distribuiti per oltre l’86% su gomma), vanno ricercate nei campi: le ondate di calore anomale e la carenza d'acqua riducono drasticamente le rese agricole. Mentre stipendi e pensioni sono ferme e perdono potere d’acquisto, questi numeri rivelano come la spesa si stia riducendo sempre più all’essenziale e come i comparti fondamentali e irrinunciabili siano, paradossalmente, i più colpiti dai rincari. Così come, proprio le famiglie meno abbienti sono le più colpite dall’aumento dei prezzi. Si torni a parlare di tutela del potere di acquisto e sostegno della domanda interna e riportare l’attenzione sulle vere emergenze del Paese e adottando interventi capaci di affrontare il caro vita. Il Governo, al posto di spostare continuamente l’attenzione su questioni non urgenti, è ora che torni ad occuparsi delle famiglie, adottando alcuni provvedimenti urgenti:

·         l’adozione di un taglio delle accise congruo, per un periodo adeguato di tempo e non in modo spot, per pochi giorni, come fatto finora.

·         Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali (con un risparmio che l’Osservatorio Federconsumatori ha calcolato pari a oltre 600 euro annui a famiglia).

·         La creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.

·         Monitoraggi, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.

·         Una riforma fiscale equa, davvero tesa a sostenere i bassi redditi e i redditi medi, quelli colpiti più duramente da queste dinamiche.

·         La definizione di una reale tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche (e non solo).

·         Una operazione di modernizzazione delle infrastrutture idriche per evitare lo spreco di risorse, per sostenere le produzioni sostenibili, così da rendere il settore meno vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico e contenere i rincari nel lungo periodo.

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