Intitolazione contestata, i familiari di Majolo Cucci: “Ricostruzione parziale e ideologica

Polemica a Novafeltria, i familiari: “Cucci uomo al servizio della comunità”

A cura di Redazione Redazione
15 aprile 2026 17:13
Intitolazione contestata, i familiari di Majolo Cucci: “Ricostruzione parziale e ideologica - Majolo Cucci
Majolo Cucci
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Riceviamo e pubblichiamo, dalla famiglia di Majolo Cucci, una nota di replica alle dichiarazioni dell'Anpi Provincia di Rimini e Alta Valmarecchia, che avevano criticato la scelta dell'amministrazione comunale di Novafeltria di intitolare all'ex podestà e avvocato un centro diurno nel centro storico.

La nota dei familiari di Majolo Cucci

La nota dell’ANPI Alta Valmarecchia, con la quale l’associazione si dichiara contraria all’iniziativa del comune di Novafeltria  di intitolare a Majolo Cucci un Centro diurno  per attività sociali,  colpisce per il suo carattere ideologico e per una ricostruzione storica parziale, che finisce per deformare la realtà dei fatti invece di chiarirla.

Ridurre Majolo Cucci alla formula di “ex podestà fascista” , significa cancellare deliberatamente una vita intera fatta di servizio, responsabilità e impegno concreto verso la propria comunità.

Di formazione mazziniana, ufficiale dei Bersaglieri nella prima guerra mondiale, più volte ferito e decorato al valor militare, Cucci fu tra coloro che pagarono in prima persona il prezzo della  libertà, ben prima di  ricevere qualsiasi incarico istituzionale.

Secondo di sei figli, studiò giurisprudenza a Roma e nel  1920 fu segretario comunale a Maiolo, paese dove nacque nel 1894.

Accanto ad una feconda e apprezzata attività forense, tra le due guerre fu protagonista di un’intensa attività sociale e civile: dalla fondazione della Sezione  dell’Opera Nazionale Invalidi e Mutilati di guerra (la cui sede  ospiterà il Centro diurno) fino alla guida amministrativa di Mercatino Marecchia, poi Novafeltria, proposta dalla Prefettura di Pesaro che gli riconobbe alte  qualità morali e professionali. La nomina a  commissario prefettizio   precedette quella di podestà.

A lui si devono opere fondamentali per il territorio. Tra queste  l’elaborazione di un primo progetto di ospedale di comunità a Novafeltria, poi bloccato dalla guerra e realizzato successivamente; alloggi  e case popolari per famiglie  meno abbienti; importanti infrastrutture viarie in una vallata ancora assai isolata; il potenziamento del collegamento ferroviario tra la Valmarecchia e  Rimini; un pionieristico dispensario antitubercolare.

E questi non sono  slogan ma risultati concreti che hanno migliorato la vita di intere generazioni, plasmando la vallata così come oggi la conosciamo.

Nell’opera di Majolo è già l’idea di una Valmarecchia intesa  come sistema unitario e dinamico, in grado  di recepire in modo integrato le sfide poste dalla modernità.

Forse nella sua visione è già un primo embrione del concetto di governance territoriale.

L’ANPI invita a “non confondere i profili personali con i ruoli istituzionali”, ma è esattamente ciò che fa: annulla la persona dentro un ruolo, trasformando la storia in un giudizio sommario.

È una posizione che rifiuta la complessità, le sfumature, l’indole personale degli uomini e pretende di applicare categorie astratte a vicende umane reali, vissute in un contesto in cui la libertà politica semplicemente non esisteva.

Ancora più grave è l’omissione di elementi decisivi.

Durante la guerra, Majolo Cucci non si limitò ad amministrare ma secondo testimonianze documentate, si adoperò per proteggere intere famiglie  dalla furia nazifascista.

Il caso dell’ufficiale americano James Henry Longino è emblematico. Nascosto  nel 1944  a Maiolo presso la famiglia Selva, fu di fatto tutelato grazie al podestà Cucci , che  – pur essendo a conoscenza della situazione – non solo evitò di denunciarla alle autorità nazifasciste, ma si impegnò attivamente attraverso la sua rete di conoscenze  per agevolare  il rientro del militare nel proprio paese.

Dopo la guerra, Dino Selva asserì che “l’avvocato Majolo Cucci, Podestà di Novafeltria, suocero dell’avv. Davide Barbieri, sapeva che io tenevo nascosto in casa un ufficiale dell’aviazione  americana  ed altri partigiani, ma cercò sempre di nascondere tali fatti alle autorità.” (Dal volume di Daniele Celli “James Henry Longino, 1944 da Atlanta a Maiolo”). In quel contesto, ciò significava assumersi personalmente rischi molto alti.

Alla fine della guerra, Majolo fu arrestato, ma il procedimento avviato dall’Alto Commissariato ex D. Lgs. .Lgt. n. 159/1944. si concluse con la sua piena assoluzione.

A suo favore, centinaia di cittadini di Novafeltria sottoscrissero un documento in cui si dichiarava l’assenza di prove di “settarietà e di intemperanza fascista”, come previsto dal citato decreto luogotenenziale  n. 159/1944.

Al contrario nel documento si metteva in evidenza il suo costante impegno nella gestione delle questioni amministrative del Comune e delle frazioni, sempre con atteggiamento corretto e imparziale.

Majolo Cucci entrò spesso in contrasto anche con le gerarchie fasciste. Fu infatti riconosciuto il suo contributo nel salvare diverse persone dalla deportazione e nel garantire rifornimenti a gruppi partigiani nascosti a Casteldelci, assumendosi con tale condotta grandi responsabilità personali.

Intervenne inoltre direttamente per ottenere la liberazione di individui arrestati dai tedeschi con l’accusa di collaborare con la Resistenza.

Nella stessa lettera, i cittadini sottolinearono infine che il mantenimento della carica di podestà durante l’occupazione tedesca rispondeva alla volontà della maggioranza della popolazione, e ciò anche al fine di  garantire continuità nella gestione dei bisogni della comunità.

Ignorare questi fatti non è una svista: è una scelta. Ed è una scelta che indebolisce la credibilità di chi pretende di parlare in nome della storia.

Nessuno mette in discussione il giudizio sul fascismo come tremenda dittatura e il grande valore della lotta di liberazione. Ma usare quel giudizio per colpire indiscriminatamente le persone, senza distinguere comportamenti, responsabilità e meriti, significa scivolare in una logica di semplificazione che nulla ha a che vedere con il rigore storico.

L’idea che ogni figura istituzionale del tempo debba essere automaticamente esclusa dalla memoria pubblica porta a un esito assurdo: cancellare interi pezzi di storia locale, comprese quelle persone che, pur dentro quel sistema, operarono concretamente per il bene comune e, nei momenti decisivi, dimostrarono anche indipendenza morale.

Per questo la presa di posizione dell’ANPI appare non solo fuori luogo, ma ingiusta. Non contribuisce alla conoscenza storica, bensì alimenta una lettura pregiudiziale che divide invece di comprendere.

Difendere la memoria di Majolo Cucci non significa riscrivere la storia né riabilitare un regime, ma restituire dignità e onorabilità a una persona perbene, che  seppe mantenersi sempre al di sopra delle parti adoperandosi per il bene comune.

La comunità locale l’ ha conosciuto per ciò che realmente fu: un amministratore capace, un uomo delle istituzioni,  un avvocato sempre attento alle fasce più deboli (spesso rifiutava il proprio compenso)  e, nei momenti più difficili, una persona che scelse  sempre nell’interesse della propria gente.

Ed è su questi fatti, non su etichette ideologiche, che si fonda una memoria pubblica, onesta e condivisa.

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