La skipper riminese Lola Fabbri nel caos della Flotilla: "Aggrediti in acque europee"
"Trattati come ostaggi davanti alle coste dell’Europa"
Notte di tensione nel Mediterraneo per la skipper riminese Lola Fabbri, impegnata nella missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. L’attivista, a bordo di una delle imbarcazioni non intercettate, racconta momenti di paura e caos al largo delle coste greche.
Secondo la sua testimonianza, parte della flottiglia è stata fermata in mare da unità militari: circa 175 attivisti sarebbero stati bloccati e trattenuti. «Eravamo diretti verso una sosta tecnica quando sono iniziate le interferenze alle comunicazioni e abbiamo capito che le barche davanti venivano circondate», spiega Fabbri. In cielo droni di sorveglianza, in acqua gommoni e navi: «Siamo rimasti scioccati, non ci aspettavamo una situazione simile davanti all’Europa».
Ore di apprensione anche per l’equipaggio riminese, rimasto operativo tutta la notte tra turni di guardia e difficoltà tecniche al motore. «Abbiamo seguito le procedure di sicurezza e cercato di raggiungere al più presto acque territoriali greche», racconta.
Dalle prime informazioni, gli attivisti fermati sarebbero stati trasferiti con la forza e intimiditi anche con l’uso di proiettili di gomma. «Un atteggiamento aggressivo e inaccettabile», commenta la skipper, che denuncia: «Pensare di poter essere fermati e presi in ostaggio in queste acque è qualcosa che non può essere tollerato».
Ora l’imbarcazione su cui viaggia Fabbri si trova a sud di Creta per una sosta tecnica. Da Rimini, intanto, cresce l’attenzione sulla vicenda. «È il momento di mobilitarsi e difendere i diritti umani», l’appello della skipper.
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