La tragica morte dell'operaio Saim Myrtaj: il suo nome riecheggia nel presidio mattutino a Rimini
L'iniziativa dei sindacati. La politica interviene dopo i fatti
Le bandiere dei sindacati davanti alla Prefettura, una trentina di persone raccolte e quel nome ripetuto in coro: Saim Myrtaj. È per ricordare l’operaio albanese di 58 anni, morto ieri dopo essere precipitato da un ponteggio in un cantiere edile di Rimini, che questa mattina Cgil, Cisl e Uil si sono ritrovate in via IV Novembre per fare sentire la loro presenza. Un presidio per chiedere sicurezza nei luoghi di lavoro e per denunciare ancora una volta le morti che continuano a verificarsi nei cantieri. Myrtaj è morto dopo il grave incidente avvenuto ieri in un cantiere di via Coletti, a Rivabella. L’operaio stava lavorando quando, per cause ancora da chiarire, è precipitato dal ponteggio. I soccorsi sono intervenuti rapidamente e il 58enne è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale Bufalini di Cesena, ma le ferite riportate nella caduta si sono rivelate troppo gravi. Gli accertamenti dovranno ora ricostruire con precisione la dinamica della caduta e verificare le condizioni in cui l’uomo stava lavorando.
Questa mattina, davanti alla Prefettura, Cgil, Cisl e Uil si sono presentate insieme. Circa trenta i partecipanti al presidio, riuniti per chiedere attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per ricordare una persona che ieri è uscita di casa per andare a lavorare e non è più tornata. La Cgil aveva lanciato l’appuntamento parlando di una “strage quotidiana nei luoghi di lavoro”, invitando lavoratori e cittadini a partecipare.
La morte di Saim Myrtaj: le reazioni della politica
La morte di Saim Myrtaj è oggetto di una riflessione del sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad: "Esprimo il mio profondo cordoglio a nome della Città per la morte dell’operaio deceduto a seguito di un incidente avvenuto in un cantiere edile in via Coletti. Un lutto che ferisce l’intera comunità e un episodio sul quale confidiamo le autorità competenti facciano presto luce. Al di là degli esiti degli accertamenti, resta il dolore per un dramma che purtroppo è solo l’ultimo di una scia di cosiddette morti bianche che pare interminabile. Una piaga inaccettabile e che può essere arginata solo con un’assunzione di responsabilità collettiva tra istituzioni, imprese, sindacati. In questi anni come Amministrazione comunale abbiamo lavorato in sinergia con le organizzazioni sindacali e con gli Enti competenti con l’obiettivo generale di innalzare la qualità del lavoro e respingere le situazioni di illegalità sul territorio. L’atto più recente è il protocollo firmato a marzo con in sindacati per la qualità, la legalità e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori negli appalti e nelle concessioni di lavori e servizi del Comune; prima ancora, nel 2023, siamo stati tra i firmatari con la Prefettura di un protocollo sulla prevenzione in materia di sicurezza incentrato proprio sul settore edile, Sono strumenti concreti, non dichiarazioni di intenti, che devono però essere supportati da un cambio di passo anche a livello normativo e un rafforzamento delle attività di vigilanza, dando agli organismi preposti mezzi e condizioni per svolgere efficacemente il proprio compito. Prevenzione, rispetto delle regole e controlli per affermare una cultura in cui la sicurezza non sia considerata un adempimento o un costo, ma la condizione imprescindibile di ogni rapporto di lavoro. Una sola vittima sul lavoro è una vittima di troppo".
Emma Petitti invita a non considerare i morti sul lavoro come tragiche fatalità e chiede un intervento legislativo: "La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità concreta delle istituzioni e della politica. Il Partito Democratico ha avanzato proposte precise: più prevenzione e controlli, più ispettori, utilizzo delle nuove tecnologie per ridurre i rischi, contrasto al lavoro nero e al precariato, badge di cantiere e Durc di congruità, regole più stringenti sulla catena degli appalti e dei subappalti. Abbiamo proposto anche una Procura specializzata sui reati in materia di lavoro, per rendere più efficace e tempestiva l’azione della giustizia. Su molti di questi strumenti il Governo e la maggioranza hanno scelto finora una strada diversa. La patente a crediti limitata all’edilizia non è sufficiente e rischia di ridursi a un adempimento burocratico se non è accompagnata da controlli, prevenzione e responsabilità effettive. Non possiamo considerare le morti sul lavoro una tragica fatalità. Chi esce di casa per lavorare deve poter tornare a casa. È questo il principio dal quale partire, trasformando le parole che seguono ogni tragedia in scelte concrete".
Alice Parma, sua collega di partito, evidenzia: “Ogni volta che una persona muore lavorando dobbiamo chiederci se si è fatto tutto il possibile per evitarlo. La sicurezza nei cantieri richiede controlli, prevenzione e il rispetto delle regole, senza eccezioni. Su questo le istituzioni devono continuare a fare la propria parte, con attenzione e responsabilità”.
Dal Pd a Fratelli d'Italia, le parole di Nicola Marcello: "Il rammarico e il cordoglio del giorno dopo cominciano a diventare troppo rituale se non si alzano i livelli di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro cominciare dagli infortuni in itinere. Già nei primi 4 mesi dell’anno, come avevo osservato in occasione della giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, celebrata il 28 aprile di ogni anno e promossa dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro, il territorio riminese già registrava un incremento di oltre il 15% rispetto allo stesso periodo del 2025. Al momento, anche a seguito di alcuni atti presentati in Regione (interrogazione e interpellanza) non si nota un cambio di rotta particolare, soprattutto in certi settori, tra cui l’edilizia, i trasporti e la logistica in generale. Credo che in Assemblea legislativa si debba istituire un vero osservatorio del territorio con iniziative precise tese a rafforzare i controlli, le attività ispettive nei luoghi di lavoro e soprattutto la sorveglianza sanitaria che tende ad essere ancora trascurata dopo 30 anni dalle prime norme del 1991, 1994 e soprattutto del 2008, con il testo unico sulla Sicurezza e Salute dei Lavoratori. La sicurezza sul lavoro deve rappresentare uno dei punti cardine della filiera degli appalti e nella continuità di attività imprenditoriali".
Sui fatti interviene anche il Movimento 5 Stelle con i coordinatori regionali Marco Croatti e Gabriele Lanzi, la coordinatrice provinciale Maria Angela Bigoli: "Non possiamo accettare che la sicurezza diventi un costo da comprimere, né che la condizione di irregolarità renda un lavoratore più vulnerabile e meno tutelato. Dietro ogni numero delle statistiche sugli infortuni c’è una persona, una famiglia, una vita spezzata. La prevenzione non può limitarsi ai controlli dopo che una tragedia è avvenuta. Servono più vigilanza, formazione, responsabilità lungo tutta la filiera degli appalti e un contrasto deciso al lavoro nero. E servono controlli che siano realmente efficaci, soprattutto nei settori più esposti, come quello dell’edilizia. Non vogliamo abituarci all’idea che morire lavorando possa diventare una tragica normalità. Ora lasciamo che gli organi competenti accertino dinamica e responsabilità dell’accaduto. Ma una cosa deve essere chiara: nessun lavoro può valere una vita e nessun risparmio può giustificare un rischio per la sicurezza di chi lavora”.
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