Lady Wine & Divine
Viaggio nell’universo vinicolo che ha scelto il rosa
Molte e sempre più sono le donne che scelgono di avvicinarsi al modo del vino, forse perché questa è una realtà che in un certo senso rievoca quegli aspetti a cui sono più legate, che richiama quel legame viscerale “madre-terra” dal profondo e le riconnette, ci riconnette alle origini … quel legame in grado di risvegliare la passione ed i propri talenti.
I progressi compiuti sono notevoli, ma restano ancora importanti sfide da affrontare. Se guardiamo al passato, il merito va a quelle pioniere che hanno saputo guidare il loro cambiamento. In linea con il tema dei miei articoli, vorrei richiamare alcuni esempi che incarnano a pieno la mia visione, con lo scopo di spronare e spronare ancora.
Per prima vorrei ricordare Madame Clicquot Ponsardin (che conquistò il mio interesse dà subito, già dalle prime lezioni del corso AIS), e facendo un tuffo nel passato nel 1800ca, scopriamo che all’età di 21 anni sposò François Clicquot, proprietario di una famosa azienda di Champagne, ma rimase vedova a soli 27 anni, da qui il nome "Veuve"(vedova) Clicquot” e tutto d’un tratto si trovò a gestire l’azienda di famiglia da sola.
Proviamo per un attimo ad immaginare quanto ardua fu la sfida sia per l’epoca, sia per l’impegno così giovane che dovette affrontare. Ma ella non si scoraggiò affatto anzi molteplici furono le imprese di grande successo raggiunte e tramandate ancor’ oggi: tra tutte ricordiamo l’invenzione della tecnica del ‘remuage’ che permise di far depositare i lieviti sul collo della bottiglia girandola a testa in giù; inventò il primo champagne rosè d’assemblaggio con l’aggiunta di vino rosso a quello base, ancor oggi in uso. Ed ancora introdusse il Millesimato, celebrando l'unicità di una singola annata. Tutte intuizioni che segnarono l'ascesa del marchio verso l'eccellenza enologica notoriamente oggi riconosciuta in tutto il mondo.
In un contesto patriarcale che relegava le donne a ruoli marginali, si impose come la prima grande imprenditrice dell'epoca moderna.
Dopo aver letto la “La ragazza delle meraviglie” un libro inaspettato, consigliato (seppur non personalmente) da Csaba Dalla Zorza, mi sono ritrovata immersa in una storia avvincente ambientata nel 1785 circa. Il libro narra la vita di Joséphine de Sauvage rimasta orfana a 17 anni, e che per questo eredita lo Chateau D’Yquem. Pur dovendo affrontare dure prove di vita, riesce a far fiorire l’azienda paterna contro ogni pregiudizio delle istituzioni dell’epoca. Una passione la sua nata tra le vigne, dove il padre la conduceva fin da bambina; la cosa toccante è la determinazione che ne emerge da questo romanzo e che ha reso il Souternes uno dei vini più pregiati al mondo!
Per una curiosa coincidenza, nell'opera si racconta la storia di uno dei vini più amati da mio padre che mi fece assaggiare molti anni fa, un ricordo che riaffiora dal passato e che fa riemerge quel legame indissolubile di cui parlavo sopra. E’ un libro che va assolutamente letto.
Guardando ai giorni nostri, emergono esempi di imprese altrettanto straordinarie che meritano di essere citate. Tra tutte, la figura di Donatella Cinelli Colombini, nominata Cavaliere della Repubblica nel 2014. Già premiata nel 2003 come miglior produttore italiano ha segnato una svolta nel 1998 fondando il Casato Prime Donne composto da uno staff interamente femminile e dedicato alla produzione di Brunello. La sua filosofia abbraccia la tradizione e il rispetto per l’ambiente, cardini anch’essi che rievocano i miei valori ancora una volta.
Quest'ultima lettura invece mi ha offerto prospettive nuove, consolidando le ambizioni e riaccendendo quell'entusiasmo che da sempre guida la mia vita.
Il libro di Laura Donadoni “Le intrepide del vino” racconta molte vicende, ma vorrei soffermarmi a quella di Matilde Poggi che è stata ed è ancora una delle figure più autorevoli del mondo vitivinicolo italiano ed europeo, nonché presidente per innumerevoli anni dell’associazione “vignaioli indipendenti”. Di lei vorrei sottolineare che nonostante fosse dedicata profondamente al lavoro, è stata ed è anche una mamma di tre figli. Nessun impegno esclude l’altro né ha meno valore ed ecco perché ha conquistato la mia ammirazione.
Proseguendo ho recentemente avuto il piacere di partecipare alla Slow Wine Fair di Bologna, dove ho osservato con ammirazione la crescente e significativa presenza femminile. Un esempio singolare che mi ha colpita è quello delle sorelle Goretti, di una storica cantina umbra; le loro proposte capaci di coniugare il mondo del vino al benessere personale sono iniziative, che fondono degustazioni e trattamenti di bellezza, intercettando i desideri di quel pubblico femminile sempre più esigente.
Alla luce si delineano nuovi bisogni e le donne in particolare colgono con eleganza e naturalezza questo connubio, trasformando ogni dettaglio in emozione. Possiamo asserire che anche grazie a ciò forse la quota femminile di consumo di vino è passata oggi dal 15 % circa ad un 41% circa?
Il legame tra donne e vino esprime sempre più un'evoluzione profonda: si va da un mondo storicamente maschile a un settore dove la leadership definisce nuovi standard ,di sostenibilità, d’innovazione.
C’era chi un tempo si trovava proprietaria di aziende vitivinicole, e chi oggi raggiunge le vette ricoprendo ruoli come Ceo, Enologhe, Sommellier di fama. Sottolineare il talento delle donne non significa escludere gli uomini, ma auspicarne una nuova alleanza. Come sostiene Laura Donadoni nel 'Le intrepide del vino', è dall'incontro di più menti che nasce maggiore ricchezza e non il contrario. Oggi, quelle storie non sono solo ricordi, ma radici profonde che permettono alle nuove generazioni di guardare al futuro con un calice pieno di ambizione. Perché in fondo, il successo più grande di queste icone non è stato produrre un vino eccellente, ma aver dimostrato che il talento, proprio come il buon vino, non ha genere. Non è poi forse vero che dietro ad ogni ‘grande vino’ c’è sempre una ‘grande donna’? Mi piace pensare che sia così, mi piace pensare che debba essere questo lo sguardo volto a guardare il futuro del vino.
Concludiamo questo viaggio tra le Ladies Wine con una certezza, di certo ogni calice non è solo pura e mera degustazione, ma un tributo alla loro audacia. E allora scansiamo le incertezze e “avanti a tutto vino!” Perché in questo mondo fatto di sorsi e vigne, il brindisi più bello è quello che celebra il talento!
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