Lavoro, a Rimini previste oltre 12 mila assunzioni nel terzo trimestre 2026: un ingresso su tre riguarda lavoratori immigrati
Le imprese segnalano difficoltà nel trovare personale nel 38% dei casi
La Camera di commercio della Romagna diffonde le previsioni occupazionali per il terzo trimestre 2026: sono 24.620 gli ingressi programmati dalle imprese delle province di Forlì-Cesena e Rimini. L’immigrazione si conferma indispensabile per le imprese.
Dalle analisi occupazionali diffuse dalla Camera di commercio della Romagna, gli ingressi previsti (entrate per assunzioni a tempo indeterminato e determinato e per attivazioni di forme di lavoro flessibile) nelle province di Forlì-Cesena e Rimini, per il terzo trimestre luglio-settembre 2026 sono 24.620.
Gli ingressi previsti nel mese di luglio sono complessivamente 10.960, di cui 6.090 a Rimini e 4.870 a Forlì-Cesena. Il dato rappresenta un ridimensionamento dei balzi precedenti (fino al 32,2%) al 22,9% del dato regionale di 47.900, corrispondente a sua volta all’8.4% degli ingressi previsti in Italia (568.000) incidenza pressoché costante.
Focus lavoratori immigrati
Il ruolo strutturale dell'immigrazione nel mercato del lavoro italiano è divenuto essenziale per mitigare il grave e continuo declino demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2025, le imprese italiane prevedevano di attivare oltre 1,35 milioni di contratti per lavoratori immigrati, segnando un record storico con un'incidenza del 23,4% sul totale delle assunzioni. Nove assunzioni su dieci riguardano stranieri già residenti in Italia, confermando l'importanza dell'immigrazione per garantire il turnover aziendale. Nonostante questa elevata domanda, concentrata soprattutto nei servizi, nell'industria e nel settore primario, persistono gravi criticità qualitative. Gli immigrati restano intrappolati in mansioni a bassa qualificazione (oltre il 54% sono laureati), divari salariali e maggiore precarietà. Contestualmente, le imprese registrano un tasso di difficoltà di reperimento per i lavoratori immigrati (53,7%) paradossalmente superiore a quello degli italiani, evidenziando un profondo disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili.
“Una politica normale deve prendere in considerazione la scelta se promuovere la crescita o promuovere il declino. Rifiutando la scelta del declino, vi è la necessità di attuare politiche di inserimento delle persone immigrate nel contesto sociale e legale, di educazione basilare linguistica e di educazione civica, di integrazione con politiche abitative e familiari, di formazione necessaria ad acquisire le competenze professionali richieste. Contestualmente, nei confronti di quanti si comportano in modo penalmente rilevante, va attuata una decisa azione di respingimento. Tali politiche avranno sicuramente un impatto positivo sulla capacità produttiva delle imprese e sul rafforzamento dei consumi interni” – dichiara Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna.
L'Emilia-Romagna registra un tasso di difficoltà nel reperire manodopera (calcolato sul totale, italiani e stranieri) pari al 50,4% (la media nazionale è il 47%) e si rivolge di più all'immigrazione.
È la terza regione italiana per numero di entrate programmate di personale immigrato nel 2025, con ben 151.230 assunzioni previste. La precedono solo Lombardia (301.250) e Veneto (153.060). Si colloca inoltre al secondo posto a livello nazionale (preceduta solo dal Trentino-Alto Adige) per incidenza della manodopera immigrata sul totale delle assunzioni previste: il 30,6%, pari a quasi un ingresso in azienda su tre.
A livello di competenze professionali, le richieste delle imprese emiliano-romagnole per il 2025 si concentrano prevalentemente su: Operai specializzati e conduttori di impianti (36,1%); Impiegati e professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (33,0%); Professioni non qualificate (23,8%); Dirigenti, professioni specializzate e tecnici (7,1%)
La ripartizione territoriale della domanda prevista per il 2025 delinea priorità e situazioni eterogenee a livello provinciale. La provincia di Bologna si colloca al 9° posto assoluto in Italia per numero di ingressi di personale immigrato previsti, 31.630, pari al 2,3% del totale nazionale.
A seguire, Modena registra 21.910 entrate programmate, Parma 17.000, Ravenna 15.870, Forlì-Cesena 15.680 e Reggio Emilia 13.670. Rimini registra 13.660 entrate programmate; in questo territorio a forte vocazione turistica il 52,6% di richiesta è concentrata in "impiegati e addetti vendita e servizi". Piacenza con 12.350 entrate programmate si distingue per avere l'incidenza più alta in regione (39,7%) di lavoratori immigrati rispetto al totale delle assunzioni previste sul territorio. Ultima per numero di entrate programmate, 9.450, è la provincia di Ferrara, ma le imprese ferraresi sono quelle che incontrano la maggiore difficoltà di reperimento in regione per il personale immigrato, toccando quota 64,5.
Le previsioni occupazionali per il terzo trimestre 2026
Le previsioni occupazionali provinciali diffuse dalla Camera di commercio della Romagna sono elaborate dalle analisi di Excelsior Informa, il Bollettino mensile con orizzonte trimestrale sui fabbisogni occupazionali delle imprese industriali e dei servizi, realizzato da Unioncamere, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalle Camere di commercio italiane.
In provincia di Rimini gli ingressi previsti (entrate per assunzioni a tempo indeterminato e determinato e per attivazioni di forme di lavoro flessibile) per il terzo trimestre 2026, sono 12.290.
Per il mese di luglio le entrate previste sono 6.090, non lontane dai livelli di aprile (6.810), ma con una variazione prevista, rispetto allo stesso mese del 2025, di -490 unità. I 5 principali settori di attività, in valore assoluto, risultano ancora i servizi di alloggio/ristorazione/turismo, con ben 3.450 ingressi previsti, i servizi alle persone con 790, il commercio con 530, i servizi operativi a supporto delle imprese e delle persone con 290 e le costruzioni con 250.
Le entrate previste si concentrano per il 89% nel settore servizi, che comprende commercio, alloggio e ristorazione, servizi alle imprese e alle persone e nell’78% dei casi in imprese con meno di 50 dipendenti, micro e piccole.
Preponderante l’impiego dei contratti a tempo determinato, costanti in misura pari all’81%.
Una quota pari al 32% delle assunzioni previste riguarderà giovani con meno di 30 anni, mentre il 30% delle imprese prevede di assumere personale immigrato.
Nel 54% delle entrate viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore, ma in 38 casi su 100 si prevedono difficoltà a trovare i profili desiderati da parte delle imprese.
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