L’intestino è il vero “motore nascosto” della performance negli sport di endurance
Sempre più studi dimostrano che salute intestinale, assorbimento dei nutrienti e gut training possono fare la differenza tra prestazione ottimale e crisi energetica durante allenamenti e gare
Molti atleti concentrano l’attenzione su allenamento, VO₂max e integrazione, ma trascurano un fattore fondamentale per la performance: la salute dell’intestino. A spiegarlo è il Dott. Samuele Valentini, nutrizionista riminese, biologo e professionista della salute, che approfondisce il tema in un video dedicato alla nutrizione negli sport di endurance.
Secondo Valentini, negli sport di lunga durata la capacità di assorbire carboidrati, elettroliti e nutrienti è cruciale per sostenere l’elevato dispendio energetico. Se l’intestino non è efficiente o non è adattato a gestire grandi quantità di calorie durante lo sforzo, possono comparire sintomi come nausea, gonfiore, crampi, diarrea e calo della performance.
Per questo motivo la ricerca scientifica parla sempre più di gut training, ovvero l’allenamento dell’intestino per migliorare tolleranza ai carboidrati, capacità digestiva e assorbimento durante l’attività fisica.
Un ruolo importante è svolto anche dall’asse intestino–cervello (gut-brain axis) e dal microbiota intestinale, che influenzano metabolismo, infiammazione e risposta allo stress fisico.
In presenza di disturbi digestivi negli sport di endurance, alcuni esami possono aiutare a individuare eventuali problemi come disbiosi, infiammazione o alterazioni della barriera intestinale. Tra questi: breath test per lattosio e SIBO, test di permeabilità intestinale (zonulina), calprotectina fecale e analisi del microbiota.
Allenare l’intestino, migliorare l’assorbimento dei nutrienti e ottimizzare la salute del microbiota rappresentano oggi una delle nuove frontiere della nutrizione sportiva.
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