Lo street bar che inventò la movida riminese torna protagonista: rivoluzione al Cuba Libre
Paesani affida il locale a Paolo Nhe
Una nuova veste, un nuovo progetto e un ritorno alle origini. Il Cuba Libre su Lungomare Tintori si prepara a vivere una nuova stagione, con l’obiettivo dichiarato di recuperare lo spirito che, a fine anni Novanta, rese il locale una delle realtà più innovative della nightlife riminese.
L’attività, nata alcuni anni fa sulle ceneri dello storico ristorante Lo Squero, era stata pensata da Lucio Paesani come erede ideale del primo Cuba Libre, che sorgeva sull’attuale Parco del Mare, all’altezza della gelateria Pellicano.
Oggi quel progetto entra in una nuova fase. Il piccolo street bar — stretto tra il RiminiCafè e il Coconuts — sarà infatti affidato a Paolo Gabriele, il celebre “Paolo Nhe” della notte. L’obiettivo è chiaro: rilanciare il cocktail bar e la piccola cucina, riportando il locale a essere un punto di riferimento per aperitivi, musica e socialità sul lungomare.
Per Paolo Nhe si tratta anche di un ritorno dal forte sapore amarcord. Reduce dalle esperienze con il bistrot Ghetto 46 di Villa Verucchio, Gabriele fu uno dei primi deejay del primissimo Cuba Libre, il locale che anticipò di anni il modello degli street bar oggi diffuso ovunque sulla Riviera.
Prima del Coconuts e ancor prima del Betty Page, infatti, il Cuba Libre rappresentò la prima vera creatura imprenditoriale di Lucio Paesani, che lo aprì nel 1997 a soli 23 anni.
«Fu davvero un locale innovativo», ricorda oggi lo stesso Paesani. «All’epoca la nightlife si divideva tra pub e discoteche, non esistevano vie di mezzo».
L’intuizione fu quella di importare a Rimini un concetto contemporaneo di divertimento notturno, ispirato ai grandi luoghi della movida internazionale. Da Mykonos a Ibiza, passando per la California e i Caraibi, i luoghi di aggregazione sulla strada stavano vivendo una forte espansione.
L’idea del Cuba Libre rompeva gli schemi tradizionali: niente barriere, niente lunghe file, niente biglietto d’ingresso. Una formula semplice ma rivoluzionaria per la Rimini di fine anni Novanta.
Oggi parlare di street bar è quasi normale, ma allora non esistevano realtà simili. Migliaia di persone che ballavano direttamente sul lungomare erano qualcosa di impensabile per una città che ancora non conosceva il Parco del Mare e dove non esistevano i deejay set da chiringuito.
In quegli anni, a dominare la scena erano ancora le grandi discoteche della Riviera, dall’Embassy al Paradiso.
Con il nuovo corso affidato a Paolo Nhe, Paesani punta ora a recuperare proprio quell’atmosfera spontanea e internazionale che aveva reso il primo Cuba Libre un piccolo fenomeno della notte riminese. Un ritorno alle origini, ma con uno sguardo contemporaneo, nel cuore di un lungomare profondamente cambiato rispetto a quasi trent’anni fa.
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