Lodo Mondadori, la Cedu respinge il ricorso di Berlusconi e Fininvest
Per Strasburgo nessuna violazione della presunzione d’innocenza né del diritto a un equo processo. I legali: “Decisione deludente”, possibile il rinvio alla Grande Camera
La magistratura italiana non ha violato né il diritto alla presunzione d’innocenza di Silvio Berlusconi né il diritto di Fininvest a un equo processo nella lunga e complessa vicenda giudiziaria del lodo Mondadori. È quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu), che ha respinto i ricorsi presentati dall’ex presidente del Consiglio e dalla holding della famiglia Berlusconi.
La decisione arriva a distanza di oltre dieci anni dal deposito dei ricorsi, presentati a Strasburgo nel 2014, con i quali Berlusconi e Fininvest contestavano le sentenze civili che avevano riconosciuto un risarcimento a favore di Carlo De Benedetti. Secondo la Corte, non emergono violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’operato dei giudici italiani.
Per i legali di Fininvest, tuttavia, la sentenza è “deludente”. Non è esclusa la possibilità di chiedere il rinvio del caso davanti alla Grande Camera della Cedu, ultimo grado di giudizio dell’organo di Strasburgo.
La vicenda del lodo Mondadori affonda le radici nei primi anni Novanta ed è legata allo scontro tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani. Al centro del contenzioso vi è il processo civile promosso da De Benedetti per ottenere un risarcimento dei danni subiti a seguito della corruzione di un giudice romano che, nel 1991, aveva consentito ai Formenton di vendere le proprie quote a Berlusconi, nonostante l’esistenza di un precedente accordo con De Benedetti.
Un capitolo giudiziario lungo e controverso che, con la pronuncia della Corte di Strasburgo, trova ora una nuova e significativa conferma sul piano europeo.
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