File dal medico, lui mette cartello: "Troppi pazienti, lamentatevi con l'Ausl"
Medico riminese mette cartello dopo le proteste dei suoi assistiti: un carico di lavoro eccessivo. La protesta di Giancarlo Camillini ha fatto parlare sui social
di Riccardo Giannini
Un gesto eclatante che ha fatto parlare sui social: il medico Giancarlo Camillini, originario di Novafeltria, ha affisso un cartello fuori dal suo ambulatorio di Rimini, mettendo a chiare lettere le difficoltà di esercitare la propria professione con un elevato numero di assistiti (1575, salgono a 1800 in zone più periferiche come Novafeltria) e invitando le persone scontente a protestare non verso il proprio medico, ma nei confronti dell’Ausl, pubblicando l’indirizzo dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Non si è verificato un episodio specifico che ha spinto il professionista a stampare quel cartello, ma è una situazione arrivata al culmine:
“Capita spesso che un paziente se la prenda con me e accade anche ai miei colleghi. Proteste per le liste d’attesa e quindi per le date in cui viene fissata una visita. Dobbiamo gestire un malcontento del quale non siamo responsabili. Noi lavoriamo. La gente non fa che protestare per le liste d’attesa, poi vedono come lavoro e ti ringraziano. Una volta in studio, durante la visita, poi ti tirano fuori tutti i problemi del mondo. Per fare una prestazione medica adeguata serve del tempo. Cosa che invece l’Ausl, con questa costrizione-obbligo di farci lavorare con numeri altissimi, quasi 1600 assistiti, ci rende impossibile”.
A proposito di numeri, fino a qualche anno fa ogni medico poteva fissare un massimale più basso. Con il Covid, in ragione dell’emergenza, questa disposizione è stata tolta, ma ora, evidenzia Camillini, andrebbe rimessa: “Non lo fanno perché mancano i medici, non ci sono soldi: le solite giustificazioni, alle quali non credo più”.
Una protesta pacata, ma sicuramente che ha colto il segno. Necessaria anche per informare la popolazione e anche per sensibilizzarla.
“Secondo le persone noi non dobbiamo essere disponibili, ma a disposizione, 24 ore su 24. C’è chi chiama il sabato, durante i festivi. Un anno fa ho dovuto disinstallare Whatsapp dallo smartphone perché non potevo vivere, nonostante le regole date: mi contattavano ogni giorno e a ogni ora”, spiega il medico, che aggiunge: “Molte persone hanno capito, hanno espresso la loro solidarietà. Capiscono i nostri sforzi e aspettano con pazienza. Invece da altre subiamo cattiverie, minacce. Persone che poi ti segnalano all’Ordine dei medici, all’Ausl. Devi difenderti da maleducazione e mancanze di rispetto. Anche questo è un motivo che mi ha spinto a preparare quel cartello”.
Negli ultimi anni è cambiata anche la sensibilità del paziente di fronte al tema salute, colpa della pandemia provocata dal Sars-CoV-2. “Rispetto a qualche anno fa, le richieste sono più alte ed è difficile accontentare tutti. Il Covid ha cambiato la testa delle persone: sono diventate più sensibili alla loro salute, oserei dire più paurose. Oggi il medico viene chiamato per ogni cosa, per mille motivi. L’Ausl deve rendersi conto di questo cambio”.
Medico riminese protesta per i carichi di lavoro: “Cau? Non servivano”
La recente riforma del servizio sanitario di Emergenza-Urgenza ha portato all’allestimento, negli ospedali del territorio regionale. dei Centri di Assistenza Urgenza (Cau), per alleggerire il carico di lavoro dei pronto soccorso.
“Ma i Cau non servono a nulla – attacca Camillini – sono uno sberleffo, un’offesa: altri medici che fanno quello che non fanno i medici di base. È questo il messaggio passato alla popolazione”.
Secondo il medico originario di Novafeltria, la priorità è il potenziamento della medicina territoriale. “Gli ospedali vanno aiutati, certamente: sono al tracollo. Anche lì mancano i medici. Gli unici che possono aiutare gli ospedali in maniera efficace siamo noi: dobbiamo fare qualità nell’assistenza dei nostri pazienti, dobbiamo fare filtro sul territorio. Ma abbiamo bisogno di tempo. I Cau non servono: servono più medici di base, riducendo i massimali, mille pazienti magari, non 1600”.
Il filtro esercitato dai medici di medicina generale è stato determinante per gestire l’emergenza pandemica, dopo la prima fase del confinamento della cittadinanza nelle proprie abitazioni: “Dopo l’iniziale spauracchio siamo riusciti a gestire l’emergenza ospedaliera e l’affollamento dei pronto soccorso proprio perché facevamo da filtro”.
Camillini chiama in causa anche la politica: “Devono intervenire loro. Vanno trovati i soldi. Si può tagliare qualcosa negli amministrativi? Intanto si può tagliare un po’ di burocrazia. Ne siamo pieni!”.
L’appello finale è per la cittadinanza: “Aiutateci a fare questa lotta. Siate dalla nostra parte, non protestate contro di noi!”.
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