Montevecchi contro la Lega: "Delusione estrema, partito senza identità"
Montevecchi, parole che suonano di addio verso la Lega. La rottura per la decisione di votare la proroga per l'invio di armi in Ucraina
Matteo Montevecchi, riminese eletto nel consiglio regionale tra le fila della Lega, esprime in una nota la propria delusione verso il partito: “Una delusione estrema, sempre più distante da un partito senza identità”.
A creare malumore sono le “posizioni incondivisibili assunte dalla Lega”, in merito alla linea “pro armi e pro sanzioni adottate nel conflitto russo-ucraino”, con un appiattimento alle politiche targate Biden e Von Der Leyen”.
“Non mi appartengono queste politiche e non dovrebbero appartenere alla Lega“, accusa.
Montevecchi si espone dopo la presentazione e la modifica di un ordine del giorno in Senato. “La Lega ha inizialmente presentato un ordine del giorno che, oltre a chiedere al governo di sviluppare un percorso diplomatico, tra le varie premesse riportava alcune semplici verità tra cui il fatto che l’opinione pubblica italiana non supporta più pienamente gli aiuti militari e altre considerazioni sul reale andamento del conflitto, diverso da come ci è stato propinato da certa propaganda mainstream”.
E invece “il testo è stato dimezzato e sono state cancellate le parti più interessanti e di rottura rispetto alla narrativa del partito unico bellicista”.
“Ritengo in ogni caso contraddittorio l’atteggiamento della Lega che da un lato presenta un ordine del giorno per perseguire la strada della pace e allo stesso tempo vota a favore, come accaduto ieri in Senato, alla proroga dell’invio delle armi a Zelensky per tutto il 2024. Fossi stato un parlamentare avrei votato contro in difformità dal partito e dalla maggioranza di governo“, attacca Montevecchi.
Il consigliere comunale sembra perentorio: “Sono sempre più distante dalle scelte dei vertici. Un partito che non ha più un’identità. Identità che era più chiara quando decisi di aderirvi nel 2019 e di candidarmi nel 2020“. Parole che anticipano un addio o semplicemente il tentativo di aprire un dibattito ai vertici del partito?
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