Morto dopo la folle corsa, l'autopsia non rileva traumi interni

Il 35enne ucraino era deceduto domenica in ambulanza dopo un lungo inseguimento tra Romagna e Marche. La Procura prosegue gli accertamenti anche sul taser utilizzato durante il fermo

A cura di Redazione Redazione
05 agosto 2026 11:00
Morto dopo la folle corsa, l'autopsia non rileva traumi interni - Foto di archivio
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L'autopsia eseguita sul corpo di Oleksandr Muravskyi, il 35enne ucraino residente in Polonia morto domenica durante il trasporto in ospedale dopo un inseguimento terminato a Senigallia, non avrebbe evidenziato lesioni interne tali da spiegare il decesso. L'esame autoptico, svolto nel pomeriggio di martedì all'Istituto di Medicina Legale dell'ospedale di Torrette ad Ancona, rappresenta un primo tassello dell'inchiesta coordinata dalla Procura, ma non fornisce ancora una risposta definitiva sulle cause della morte.

Secondo quanto emerso dai primi riscontri medico-legali, sul corpo sarebbero state rilevate soltanto le impronte lasciate dalle manette ai polsi. Per chiarire cosa abbia provocato il decesso sarà quindi necessario attendere l'esito degli accertamenti tossicologici già disposti dagli inquirenti, che dovranno verificare l'eventuale presenza di sostanze o altri elementi utili a ricostruire gli ultimi momenti di vita dell'uomo.

Muravskyi si trovava in vacanza sulla Riviera insieme ai familiari. La vicenda era iniziata a Cattolica, dove, al termine di una violenta lite con la moglie e la suocera, si era allontanato a bordo della propria auto dirigendosi verso sud. Durante la fuga aveva percorso diversi chilometri tra Emilia-Romagna e Marche con una guida ritenuta estremamente pericolosa, urtando alcuni veicoli e rischiando di investire un gruppo di ciclisti, circostanze che avevano fatto scattare l'intervento dei carabinieri.

Il fermo era avvenuto a Senigallia dopo una lunga e concitata operazione. Nel corso dell'intervento uno dei militari aveva utilizzato il taser, che è stato posto sotto sequestro per consentire le verifiche tecniche disposte dalla Procura. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 35enne, pur colpito dalla scarica elettrica e già ammanettato a un polso, sarebbe riuscito a divincolarsi e a tentare un'ulteriore fuga prima di essere definitivamente immobilizzato.

Successivamente il personale sanitario aveva provveduto a sedarlo e a trasferirlo in ambulanza verso il pronto soccorso dell'ospedale di Senigallia. Durante il tragitto, però, le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate fino al decesso, avvenuto prima dell'arrivo in ospedale.

L'assenza di traumi interni emersa dall'autopsia costituisce un elemento importante per le indagini, che proseguono comunque su più fronti. Oltre agli esami tossicologici, gli investigatori dovranno completare gli accertamenti sul funzionamento del taser e ricostruire con precisione tutte le fasi dell'intervento per stabilire cosa abbia provocato la morte del 35enne.

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