Motomondiale, l'abbraccio del Moto Club Pasolini al suo campione Marco Bezzecchi, l'eroe d'Argentina
L’abbraccio del Moto Club Renzo Pasolini al suo campione Marco Bezzecchi, l’eroe di Argentina, al suo primo successo iridato, è stato forte, caloroso. Intenso. In tanti hanno affollato la sede del Clu...
L’abbraccio del Moto Club Renzo Pasolini al suo campione Marco Bezzecchi, l’eroe di Argentina, al suo primo successo iridato, è stato forte, caloroso. Intenso. In tanti hanno affollato la sede del Club: i soci a cominciare dal presidente Sergio Rastelli (nella foto gallery), dal direttore sportivo Martino Barberi e dal consigliere Fabrizio Santarini, i piloti riminesi del CIV Kevin Zannoni e Matteo Ferrari, amici e simpatizzanti. Si sono tutti stretti attorno al talentuoso ragazzino e alla sua famiglia presente al gran completo: il padre Vito, che segue Marco come un’ombra fin dall’età di otto anni su ogni circuito, la mamma Daniela, le sorelle Laura e Silvia (nella foto gallery). E poi in platea una zia (‘ho chiesto la sua protezione ma anche che vincesse’) e al tavolo lo zio Paolo Franchini che è anche sponsor. Non poteva mancare il sindaco Andrea Gnassi per portare il tributo di tutta la città e alla fine brindare con la premiazione e il taglio della torta.
“Questa è una impresa sportiva costruita sul sacrificio, il cuore, la passione, ma anche sull’umiltà di Marco e della sua famiglia, e vissuta con stile e sobrietà, qualità che non sempre si trovano in questo mondo dove è molto sottile il filo dell'equilibrio. Una bella storia riminese propiziata dall’alacre lavoro del Moto Club Renzo Pasolini – ha detto Gnassi – . Marco ci ha messo coraggio, il manico, ma anche tanta concentrazione e la testa per fare le cose giuste al momento giusto. Grazie Marco, e.. dai de gas!”. Inevitabile l’ovazione in sala.
Bezzecchi, partito al contrario di altri piloti con le gomme da bagnato, ha raccontato le emozioni di un week end intenso sotto il profilo emotivo vissuto in questa terra sperduta di Argentina, Termas de Rio Hondo. “Un pustaz, anche se il circuito non è male. Il guaio, però, che lì ci corrono poco, mica come a Misano, tanto per dire, dove i piloti sono in pista tutti i giorni: sull’asfalto c’era tanta polvere e con la pioggia si è formato in alcuni punti un mix che rendeva l'asfalto assai insidiosa e la moto era difficile da governare” ha spiegato il Bez, ogni tanto voltandosi divertito a gustarsi le immagini della gara proiettate alle sue spalle, attirando con la sua simpatia contagiosa i sorrisi e gli applausi dei suoi tifosi.
Bezzecchi ha detto di trovarsi bene nel team tedesco Redox Preustel GP. “C’è un forte spirito di squadra, il capo tecnico è giovane e nello stesso tempo esperto, dà i consigli giusti e così i meccanici, bravissimi. Mi riempiono di attenzioni, mi fanno sentire la fiducia. Ci credono. E io sono motivato al massimo. Alla fine, sotto al podio, tutti piangevano. Dedico il successo a tutti loro, alla mia famiglia, agli amici, alla mia fidanzata Guenda, alla VR46”.
E la moto com’è? “La Honda è più versatile, si adatta ad ogni circuito; la mia KTM, invece,va domata in alcune situazioni di gara: in certe curve è dura da domare. Rispetto alla mia ex Mahindra cambia lo stile di guida”.
L’amico Zannoni chiede che pensieri gli ronzavano in testa negli ultimi tre, quattro giri. “E’stata lunga, la gara non finiva mai. Sono partito davanti e ho sempre dato il massimo, negli ultimi cinque giri avevo il cervello in tilt. Mi parlavo da solo: ‘Stai concentrato fino alla fine’ mi ripetevo. Mi ha aiutato tanto. Sorpreso? Solo un po’, ho lavorato tanto e ho raccolto i frutti. Ho spinto forte, non ho commesso errori e sono riuscito coi movimenti giusti a tenere la moto”.
Ferrari (nella foto gallery) chiede all'amico-collega come è cambiato l’approccio rispetto all’anno scorso. “Ho imparato a lavorare molto in ogni situazione per cercare di strappare anche un solo millesimo. La Mahindra era inferiore alla KTM che va più forte ma è più difficile da guidare; comunque sono entrato subito in sintonia anche se il lavoro di sviluppo da fare non manca”.
Il pilota a cui ispirarsi? “Kevin Schwants. Rischiava molto, era sempre al limite. Anche io sono abbastanza impulsivo, cerco di dare il massimo ma sempre con lucidità. Non vado certo all'arrembaggio”.
Le luci della ribalta si accendono anche per papà Vito. “E’ stata una emozione nuova, una cosa grande per chi lo segue da una vita tutte le domeniche, su tutti i circuiti. E’ un grosso sacrificio reso possibile da tutta la famiglia. Marco si impegna: lavora in officina e si allena con puntiglio, studia inglese. Consigli? No, a questi livelli ha la maturità per fare da solo. Ringrazio la Mahindra, che per tre stagioni gli ha dato fiducia e lo ha fatto crescere”. E dalla prossima settimana si ricomincia: prossima tappa in Texas.
Stefano Ferri
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