Rimini Calcio e HSH: ecco Victor Pablo Dana, il braccio destro di Mr.Bee, il broker che voleva il Milan
Attorno al Rimini Calcio abbiamo visto nel passato più o meno recente interessarsi personaggi stravaganti, fondi inglesi e sceicchi arabi. Risultato: nessuno. Ora ci troviamo di fronte all'Heritage Sp...
Attorno al Rimini Calcio abbiamo visto nel passato più o meno recente interessarsi personaggi stravaganti, fondi inglesi e sceicchi arabi. Risultato: nessuno. Ora ci troviamo di fronte all'Heritage Sports Holdings, un gruppo degli Emirati Arabi Uniti che si occupa di investimenti nel mondo dello sport e in particolare del calcio. In attesa di scoprire di più sull’affare – il 25 per cento del club pagato con una cripto valuta – vediamo di scoprire che cosa è HSH e chi muove i fili.
HSH possiede l’80 per cento del Gibraltar United Fc (prima serie di Gibilterra) – è stato il primo club a pagare parte degli stipendi dei suoi giocatori proprio con il Quantocoin – quote della spagnola Los Barrios, e in Italia, dopo trattative senza esito per l’acquisto del Pisa, è entrato nel Mantova (serie D) con una quota del 25 per cento scesa poi al 12 dopo l’avvento del presidente del Verona Maurizio Setti. In estate pareva vicino alla Reggiana di Mike Piazza. Fanno parte del progetto – riferisce la Gazzetta dello Sport – partner di spicco come l'ex blancos Michel Salgado e ambasciatori come Roberto Carlos e Patrick Kluivert, mediatori tra i club e il complicato settore della finanza e delle criptovalute.
Lo stratega nonché azionista di maggioranza è Pablo Victor Dana, 51enne ferrarese, cinque figli, cresciuto in Svizzera. In Italia suo braccio destro è Federico Strafinger, romano di nascita e attivo nel settore ceramico. Di Dana si ricorderanno i tifosi milanisti visto che era il braccio destro di Mr. Bee, il misterioso broker thailandese che sembrava essere sul punto di comprare il Milan da Silvio Berlusconi (foto).
Dana ha lasciato Ferrara all’età di cinque anni. Ha studiato in Svizzera nel cantone di Vaud. Poi ha lavorato lì e in giro per il mondo: Milano, New York, Ginevra, Costarica. Dopo un periodo in Publitalia (“ero uno degli uomini di Berlusoni” ha raccontato al Tirreno). Ha fatto carriera nel mondo della finanza arrivando a dare vita ad un fondo di investimento con sede a Dubai. Qui – raccontava qualche anno fa – arriva sulla scia della crisi del 2008: “Mi fecero un’offerta dalla banca nazionale di Dubai e io accettai” ha raccontato. Inoltre è giudice dell’Accademia italiana di cucina, sta lontano dalla mondanità: meglio la quiete della famiglia.
I social lo attraggono tanto da essere talvolta una schiavitù: ogni giorno dedica – ha dichiarato – almeno quattro ore. Si definisce apolitico. “Ho lasciato Berlusconi quando ha deciso di entrare in politica – le sue parole al Tirreno quando trattava il Pisa – . E vivo in un regno, dove la politica è dettata da un uomo solo con una visione straordinaria e apprezzo molto questo modello di governo. E c’è un culto del rispetto dell’altro che in Europa non trovo”.
Stefano Ferri
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