Marito separato: per non pagare il mantenimento, fa "sparire" i soldi e si licenzia. Condannato

Un 49enne residente a Misano è stato condannato a 8 mesi di reclusione più 800 euro di multa.

A cura di Redazione Redazione
17 maggio 2020 05:23
Marito separato: per non pagare il mantenimento, fa "sparire" i soldi e si licenzia. Condannato - Il Tribunale di Rimini
Il Tribunale di Rimini
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Si era separato dalla moglie, ma dopo pochi mesi aveva smesso di pagare l'assegno per il mantenimento delle figlie. Così aveva fatto "sparire" i soldi dal conto corrente e si era fatto licenziare, per giustificare uno stato di bisogno. L'uomo, un 49enne di Misano, è stato condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione più 800 euro di multa, senza tralasciare la provvisionale di 8000 euro a favore dell'ex moglie, una 50enne della Valconca assistita dall'avvocato Nicolas Cicchini, e il pagamento delle spese legali, circa 2500 euro. L'imputato doveva rispondere della violazione degli obblighi di assistenza familiare. Cinque gli anni trascorsi dalla separazione dalla moglie, che era senza lavoro, in quanto aveva scelto di dedicarsi alla famiglia e alle due figlie bambine. L'ex marito però ha pagato i 500 euro concordati in sede di separazione solo per pochi mesi. E non ha esitato a farsi licenziare dalla sua azienda, un importante ditta di ceramiche del riminese, facendosi cogliere dalle telecamere mentre rubava del materiale, come testimoniato da uno dei suoi titolari in una delle udienze. Questo per giustificare il proprio comportamento, cioè il sottrarsi agli obbligi di mantenimento: allo stesso modo aveva chiuso il conto corrente presso la banca, per ritirare il proprio denaro. Nel contempo l'ex moglie, al di là di qualche impiego saltuario come lavoratrice stagionale, ha dovuto affrontare una situazione di emergenza, ricevendo sostegno da un familiare. La donna ha sempre lamentato un comportamento irriguardoso dell'ex marito, che si vantava di non pagare l'assegno mensile. Così ha fatto ricorso alle vie legali per ottenere ciò che spettava alle figlie minorenni. 

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