Eredità discoteca Paradiso, medico geriatria ospedale e notaio assolti
Assoluzione perché il fatto non sussiste anche per le due impiegate del notaio
Un'eredità da 18 milioni di euro, compreso l'immobile in cui sorgeva la discoteca Paradiso, è stata al centro di una vicenda giudiziaria che si è conclusa con le assoluzioni, perché il fatto non sussiste, dalle accuse di circonvenzione di incapace e falso, per i quattro imputati: Giuseppe Bianchini, all'epoca dei fatti medico del reparto di Geriatria dell'ospedale Infermi di Rimini, imputato solo per il secondo capo d'accusa, il notaio Barbara Ciacci e le impiegate di quest'ultima, Sonia Giambagli e Mariagrazia Meoli. La procura aveva chiesto condanne a tre anni e sei mesi di reclusione.
L'eredità, comprendente anche 70 appartamenti e due alberghi, è quella del commercialista riminese Giorgio Solieri, deceduto nel 2012, che era al centro di una donazione, fatta dal Solieri a tre dei quattro figli, pochi giorni prima di morire, durante il ricovero in ospedale. Donazione che riguardava appunto le quote della società che gestiva tutto il patrimonio e che era stata impugnata per nullità dal denunciante, il quarto figlio. A finire nei guai era stato anche il dottor Bianchini, per la firma del certificato medico che attestava la capacità di intendere e di volere del commercialista.
Durante il processo le consulenze dei periti Tagliabracci, Provinciali ed Ariatti hanno concordato nel ritenere il Solieri capace di intendere e di volere. Gli imputati, difesi dagli avvocati Nicola Mazzacuva, Giuliano Renzi e Filippo Giunchedi sono stati così assolti. "Il collegio difensivo – si legge in una nota degli avvocati difensori – si è dichiarato assai soddisfatti dell'esito del processo evidenziando come, detti imputati, persone dabbene che svolgono con prestigio e serietà la loro attività professionale si sono trovati imputati per circa 10 anni in ordine ad accuse che si sono rivelate, come sempre ribadito, assolutamente infondate".
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