Alberghi riminesi 'vecchi' e poco attraenti? "Troppa evasione fiscale, non si investe"

L'analisi dell'albergatore Daniele Ciavatti: "Colpa anche della troppa burocrazia"

A cura di Redazione Redazione
24 marzo 2022 13:28
Alberghi riminesi 'vecchi' e poco attraenti? "Troppa evasione fiscale, non si investe" - Foto di repertorio
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L'albergatore riminese Daniele Ciavatti interviene nel dibattito pubblico sul futuro del settore, dopo diversi interventi del sindaco Sadegholvaad in cui si rimarcava la necessità di investimenti privati per riqualificare le strutture alberghiere e rendere più attraente l'offerta turistica della città.

Per Ciavatti è un'analisi condivisibile, ma è necessario intervenire sulle due cause principali che ostacolano questo processo di riqualificazione. La prima è l'evasione fiscale: "chi evade le tasse sostanzialmente occulta una parte rilevante del proprio reddito facendolo uscire dai bilanci ufficiali della propria azienda. Un'azienda che ha una redditività bassa o pari a zero come può intraprendere investimenti consistenti ?", evidenzia, né é possibile far ricorso a prestiti in banca, che non vengono assegnati "con bilanci da terzo mondo". 

La seconda è l'eccesso di burocrazia, "una bulimia normativa con regolamenti edilizi che si susseguono, leggi regionali, interventi della magistratura" che ha provocato "una sostanziale mancanza di certezza del diritto e non sono rari i casi di cittadini che pur seguendo le indicazioni degli uffici si siano ritrovati con i propri manufatti segnalati per abuso edilizio con tutto quello che ciò comporta". Questa incertezza spinge così l'imprenditore a non investire. "A completare il quadro c'è la sostanziale inefficienza degli uffici comunali con delega all'urbanistica, con tempi di risposta interminabili e procedure farraginose", aggiunge Ciavatti. 

Ma sulla qualità dell'offerta turistica, c'è infine un altro fattore da considerare, argomenta Ciavatti: l'illegalità diffusa nel mercato del lavoro alberghiero:  "E' esperienza di tutti o quasi  che nella nostra riviera l'orario di lavoro è di 10 ore o più al giorno, che il giorno libero settimanale è una chimera e che i contratti nazionali vengano sistematicamente disattesi. Da un lavoro di così bassa qualità è  ovvio  aspettarsi servizi con la medesima caratteristica". Così, chiosa Ciavatti, "non sono necessarie nè auspicabili campagne moralistiche o punitive nei confronti di questa o di quella categoria economica , ma semplicemente, partendo dalla considerazione che il sistema così come è non funziona , individuare un percorso di rientro nelle regole, il più condiviso possibile, al fine di rendere la situazione più sostenibile nel più breve tempo possibile".

 

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