A Shanghai riminese in lockdown dal primo aprile. Monta la rabbia

La protesta dei residenti del suo quartiere è subito rientrata

A cura di Redazione Redazione
08 maggio 2022 05:41
A Shanghai riminese in lockdown dal primo aprile. Monta la rabbia -
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di Riccardo Giannini

Si è trovato costretto a vivere la dura esperienza di un lungo lockdown dal 1 aprile, anche se con una breve pausa di 7 giorni, frutto diciamo della casualità, "per sgranchirci le gambe". Un 40enne riminese, che vive e lavora in Cina da dieci anni, è testimone in prima persona, assieme alla sua famiglia, della situazione di emergenza in cui è piombata Shanghai. Eppure quel lockdown, come racconta lui stesso, doveva durare solamente 5 giorni.  "La parte Est di Shanghai è stata chiusa dal 26 marzo, quella dove abito io, la parte Ovest, dal 1 aprile. Ci dissero che la chiusura sarebbe durata 5 giorni e ci siamo attrezzati per quello: ne sono passati 38", racconta, evidenziando che il Governo "non ha reso disponibili beni di necessità, chiudendo 25 milioni di persone senza mettere in piedi un sistema logistico di approvvigionamento"

Ha fatto scalpore, tra gli amici riminesi, la foto pubblicata su Facebook con i beni di prima necessità ricevuti dalle autorità governative: "Cinque cipolle, tre pezzi di zenzero, due bulbi d’aglio, due pomodori, sette peperoni verdi, due cetrioli, sette patate, cinque salsicce secche, una scatoletta di carne tipo Manzotin, e un pugno di altre verdure che neppure più mi ricordo cos’erano. Come aggiunta, alcuni rotoli di carta igienica, un flacone di detersivo e medicine tradizionali cinesi che purtroppo non si mangiano". L'approvvigionamento, in una città grande come Shanghai, è stato delegato ai comitati di quartiere, che interagiscono con gli enti di gestione dei singoli compound:  "C'è chi ha avuto la fortuna di avere dei comitati di quartieri efficienti, con dimostrazioni di beni di prima necessità e cibo in maniera costante. Noi siamo stato sfortunati, diciamo…", racconta. Il riminese, come gli altri cittadini del compound, si è dovuto "arrangiare" entrando in gruppi di acquisto, utilizzando lo shopping online: "Non è stato facile organizzarci, dovendo chiuderci in casa con sufficienti scorte di cibo, acqua e medicine. Ci sono stati grossi problemi per chi è malato e anziano, anche perché gli ospedali sono sostanzialmente chiusi"

La scarsità degli approvvigionamenti ha anche suscitato una protesta: giovedì (5 maggio) alcuni residenti del compound, in cui abita il riminese, hanno iniziato a battere sulle padelle e fare rumore: "Un modo di protestare contro l'inefficienza del sistema e la scarsa distribuzione di cibo, ma in poco tempo i palazzi sono stati circondati dalle autorità, per fare fotografie delle persone, per una protesta che è durata pochissimo" .

Il riminese continua così la vita da recluso ("Almeno fino al 12 maggio, poi pare sia in atto un piano di riapertura graduali"), che dura da più di un mese, seppur con una breve pausa: "Siamo stati chiusi in casa tre settimane di fila. Poi siamo stati uno dei primi compound ad essere riaperti: sette giorni in cui ci era consentito camminare nel quartiere, poi siamo stati richiusi per due casi positivi nel nostro palazzo". Su Facebook, in quei sette giorni, ha pubblicato foto che hanno dato testimonianza di una città "completamente vuota, spettrale, abitata solo da poliziotti e da volontari, quelli che chiamo astronauti per le loro tute, i quali si occupano della gestione dell'emergenza, tra tamponi e sanificazioni"

Un'esperienza davvero indimenticabile, vissuta in"questa Shanghai di palazzoni avvolti in un silenzio pauroso, interrotto solo dal gracchiare dei megafoni che annunciano nuovi test di massa, palcoscenico di una singolare rappresentazione che difficilmente potremo dimenticare". Nella speranza che la cronaca diventi presto storia. 

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