Caritas Rimini, povertà in crescita ma l'impegno dei volontari risponde "presente"
Sono 71 le parrocchie della Diocesi che si occupano dei meno fortunati
In occasione della VI Giornata mondiale dei poveri dal titolo “Gesù Cristo si è fatto povero per voi”, Caritas diocesana intende raccontare e onorare l’impegno dei 425 volontari impegnati in 71 parrocchie della Diocesi di Rimini.
Le Caritas parrocchiali sono, di fatto, antenne in grado di ricevere segnali di disagio, esclusione e mancata inclusione sociale. Il loro essere così diffuse sul territorio ci permette di essere presenti in svariati quartieri della provincia e raggiungere così realtà dove sono presenti più abitanti del ceto medio alto, piuttosto che zone adibite alle case popolari. Questa loro diffusione ci permette quindi di fotografare una povertà multietnica e multi-sociale.
Si è appena concluso il corso di formazione per nuovi volontari Caritas, che ha visto la partecipazione di una sessantina di persone, giovani e meno giovani, impegnati nel voler svolgere il proprio servizio in modo sempre più attento e consapevole. Il volontario Caritas non si improvvisa ('Fare bene il bene'”, era l’esortazione di San Giovanni Battista Piamarta), ma è un volontario che cerca di allenare sempre lo sguardo e tenere aperto il cuore per accogliere e servire le persone in situazione di fragilità. Spesso riscontriamo un turn over tra i volontari che abbandonano il servizio perché diventati troppo anziani ad altri che lo iniziano perché appena andati in pensione.
Nel 2021 le Caritas della Diocesi di Rimini hanno incontrato 4.365 persone (e aiutato complessivamente 9.633 individui, se si sommano i familiari delle persone incontrate, tra cui 2.257 minori).
Le persone incontrate – Se in passato la prevalenza era costituita da stranieri, nel 2021 gli italiani hanno raggiunto il 45,9% delle persone incontrate, di cui 1.307 residenti nella provincia di Rimini. Possiamo affermare che, purtroppo, c’è sempre più il rischio per il volontario di incontrare l’amico o il vicino di casa, perché la povertà colpisce indistintamente immigrati e non. A questo proposito alcuni volontari hanno scelto di portare i pacchi viveri a domicilio o di dedicare dei giorni diversi per la distribuzione degli alimenti, in modo da mantenere una riservatezza e un’attenzione particolare nei confronti di coloro che avvertivano un certo disagio a rivolgersi alla parrocchia per chiedere aiuto. In particolare questo servizio dei pacchi a domicilio, intensificatosi nei periodi di picco della pandemia, è rimasto in vigore soprattutto per le persone anziane e disabili.
Ad essere colpiti sono sempre più gli adulti (72,4% tra i 35 e i 64 anni) e con maggiore frequenza le famiglie (il 53,3% delle persone incontrate vivono con i propri familiari). Tra le famiglie spiccano i nuclei monogenitoriali (sia madri che padri separati) con uno o due minori, che hanno un lavoro, ma il salario è così basso che non permette di sostenere le spese di affitto, alimenti, bollette e materiali scolastici. Per cui diverse parrocchie oltre alla raccolta viveri organizzano anche raccolte economiche e di materiali scolastici. Ci sono anche gruppi che si autotassano regolarmente, pur di aver sempre pronti degli aiuti economici per le famiglie.
Tra le professionalità prevalgono: persone impegnate nell’edilizia, nella ristorazione, nel settore alberghiero, negli impianti fieristici, nell’agricoltura, nell’assistenza agli anziani, nelle pulizie, nelle aziende come operai o magazzinieri. Ci sono sia disoccupati di lungo periodo, che persone che hanno perso lavoro a causa della pandemia e non avevano avuto alcun problema economico prima di questo periodo. Colpiscono sempre più anche coloro che un lavoro ce l’hanno, ma questo non è in grado di sopperire a tutte le spese familiari (i così detti working poor).
L’approccio del volontario cambia necessariamente rispetto a chi si trova di fronte. Accoglienza, ascolto ed empatia cercano di essere sempre al primo posto quando si rivolge una persona in difficoltà. Ma essere volontari non è solo fatica e incontro di sofferenze, ma anche uno scambio di idee e la nascita di nuove amicizie all’interno del gruppo dei volontari e con l’intera comunità parrocchiale, perché i poveri non sono una preoccupazione solo delle persone impegnate nelle Caritas, ma di tutta la comunità. Proprio per questo si organizza la giornata mondiale del povero (indetta da Papa Francesco), per sensibilizzare tutta la comunità all’attenzione a coloro che sono in difficoltà.
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