Truffa e indebita percezione di erogazioni pubbliche, ex presidente centro antiviolenza rischia processo
Nei guai anche vecchia collaboratrice dell'Ente che tutela donne
Imputazione coatta per truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche per la ex presidente, Paola Gualano, e la ex collaboratrice non socia, Loretta Filippi, di 'Rompi il Silenzio', Ente attivo nella tutela delle donne in casi di maltrattamenti e violenza domestica.
L'imputazione coatta è stata ordinata oggi (2 febbraio) dal Gip del Tribunale di Rimini, Manuel Bianchi, chiamato a decidere sull'opposizione all'archiviazione della denuncia presentata nel 2021 da sette ex socie di 'Rompi il Silenzio'. "L'attività prestata da Paola Gualano sarebbe dovuta rimanere gratuita – ha detto il Gip leggendo l'ordinanza – e invece è stata retribuita, diversamente da quanto stabilito dall'articolo 2 dello statuto. Norma su cui ha fatto affidamento l'Ente pubblico erogatore al momento della stipula della convenzione con Rompi il Silenzio".
Il giudice ha quindi ordinato al pm di formulare entro 10 giorni un'imputazione diversamente qualificata circa il medesimo fatto storico per entrambe le indagate, ossia truffa aggrava e indebita percezione di erogazione pubblica.
L'indagine della Guardia di Finanza a carico della Gualano e della Filippi, era scattata nel 2021 su denuncia di 7 donne dell'associazione riminese che fornisce assistenza alle vittime di maltrattamenti e violenze. Nella denuncia si segnalava l'esistenza di un "accordo" tra le due indagate che avrebbe garantito alla Gualano di percepire indebitamente 650 euro al mese da gennaio 2018 a maggio 2021, per un totale di oltre 26.000 euro. Entrambe svolgevano l'attività di reperibilità notturna, attraverso cui l'Ente fornisce un servizio alle chiamate delle forze dell'ordine e dei pronto soccorso in situazioni di rischio. La ex presidente però, a differenza della Filippi, essendo socia di 'Rompi il Silenzio', non avrebbe dovuto percepire compensi per l'attività prestata. Secondo le indagini la Filippi, consegnava la metà non dovuta del proprio compenso alla ex presidente.
La Procura di Rimini avrà quindi 10 giorni per riformulare le ipotesi di reato dopodiché si tornerà davanti ad un giudice per l'eventuale rinvio a giudizio.
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