Pakistan: Paul Bhatti al Meeting
“Non è possibile cercare la pace e la giustizia pensando di agire in sicurezza, per avere la pace bisogna rischiare”. Al Meeting di Rimini stasera è stata la volta della testimonianza di Paul Bhatti,...
“Non è possibile cercare la pace e la giustizia pensando di agire in sicurezza, per avere la pace bisogna rischiare”. Al Meeting di Rimini stasera è stata la volta della testimonianza di Paul Bhatti, fratello del ministro per le Minoranze del Pakistan, Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo di quest’anno per le sue battaglie a favore dei cristiani e delle minoranze. Il fratello Paul ha deciso di prendere il testimone e proseguire la sua opera ed è infatti consigliere speciale del primo ministro per gli Affari delle Minoranze. “La politica fa perdere denaro, tempo e anche incolumità; io ho scelto un cambiamento totale della mia vita professionale e familiare perché non si può rinunciare alla battaglia per dare voce ai più deboli”, ha detto Paul Bhatti alla platea di Cl. In un intervento in una sala affollatissima della Fiera, e più volte interrotto dagli applausi, Paul Bhatti ha raccontato della sua famiglia, cinque figli cresciuti in una famiglia cattolica “ma era Shahbaz quello che dava la testimonianza, l’esempio migliore con la vita pratica”. Bhatti spiega l’esperienza di fare politica e di “vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri in un Paese come il Pakistan dove le violenze, i conflitti e le discriminazioni sono all’ordine del giorno”. Nei suoi racconti cerca di far capire che cosa significa essere cristiani quando si è il 2% della popolazione e in un Paese che aveva addirittura pensato ad “una carta d’identità diversa per i cristiani”. Fu proprio questa la prima battaglia del fratello ucciso dai fondamentalisti e riuscì a bloccare questa legge. Poi ha combattuto la dittatura, senza mai nascondere la sua fede e senza mai negoziare”. Ma la battaglia più grande di Shahbaz Bhatti è stata quella per Asia Bibi e la denuncia dopo l’attentato in cui é rimasto ucciso il governatore del Punjab Salman Tasseer.”Condannò l’attentato, fece celebrare anche una Messa in pubblico e allora ha cominciato a ricevere le minacce di morte. Da fratello ero preoccupato e gli chiesi di lasciare il Paese. Mi rispose: non posso lasciare la mia gente, altrimenti la mia testimonianza di cristiano non avrebbe significato”. E ora Paul Bhatti, che abitava in Italia e che in fondo si era tenuto lontano dall’attività in prima persona, ha scelto di cambiare tutto e seguire “l’opera del fratello perche non è vero che il Pakistan non può evolvere verso una situazione di pace e di giustizia”.
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