I cannabinoidi contro l’ictus, il male che ogni anno registra a Rimini 660 casi
Lo scorso ottobre, in occasione della Giornata Internazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Ictus, l’Azienda ULS di Rimini ha tenuto una conferenza sui dati e sulle nuove cure disponibili pe...
Lo scorso ottobre, in occasione della Giornata Internazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Ictus, l’Azienda ULS di Rimini ha tenuto una conferenza sui dati e sulle nuove cure disponibili per contrastare quella che è considerata la terza causa di morte in Italia. Soltanto nella provincia di Rimini, ogni anno si attendono tra i 600 e i 1.000 casi di ictus: questi pazienti, dal 2009, hanno la possibilità di seguire un trattamento avanzato presso l’Ospedale “Infermi”, che consiste nella disostruzione dei vasi cerebrali colpiti. L’azienda ospedaliera è tuttavia impegnata nella sensibilizzazione alla prevenzione, per ridurre innanzitutto i fattori di rischio.
Ictus e infarti sono considerati gli eventi cardiovascolari più importanti: si tratta di una ostruzione delle arterie che impediscono l’apporto di sangue al cuore o al cervello, generando danni solitamente di grave entità.
Vi sono vari fattori di rischio che possono determinare l’insorgere di questi eventi, dalla familiarità all’invecchiamento, dallo stress al fumo, dall’obesità all’ipertensione.
Anche l’aterosclerosi, una forma di arteriosclerosi che si caratterizza dall’accumulo di lipidi nelle pareti delle arterie restringendole e quindi riducendo il flusso di sangue, è una delle cause principali di ictus e infarti.
Negli ultimi anni, la scienza ha approfondito nuove tecniche per curare e prevenire l’ictus e l’infarto. Lo sviluppo delle nanotecnologie, inoltre, ha permesso il potenziamento di nuove cure a base di nanoparticelle che trasportano farmaci e sostanze direttamente alle cellule malate, riducendo quindi sensibilmente gli effetti collaterali.
Il chimico olandese Willem Mulder ha sfruttato proprio le nanotecnologie per un suo recente studio sui cannabinoidi, attraverso il quale ha dimostrato come essi, in combinazione con nanoparticelle endogene, siano in grado di contrastare l’aterosclerosi, rallentandone la progressione e i sintomi, quindi prevenendo anche ictus e infarti. Essendo consegnate direttamente alle cellule ammalate, le nanoparticelle di cannabinoidi non avrebbero inoltre effetti psico-attivi sul cervello.
Questa è soltanto una delle ultime ricerche scientifiche sui vari impieghi della cannabis medica, che stanno dimostrando come questa sostanza naturale possa essere messa a frutto per curare patologie di vario tipo. Ma il dottor Mulder sta raccogliendo fondi per un progetto molto più ambizioso: entro la primavera di quest’anno, grazie alla collaborazione di alcuni registi olandesi, saranno registrati dei cortometraggi dedicati al suo lavoro, che avranno l’obiettivo di aiutare la ricerca nella diffusione dei risultati di questi ultimi studi.
Nel frattempo, si calcola che i primi test clinici con nanoparticelle e cannabinoidi su pazienti affetti da aterosclerosi potranno partire presumibilmente entro i prossimi 5 anni, anche se per la diffusione di questi trattamenti nelle cliniche si dovrà attendere ancora a lungo.
14.8°