In fuga killer supermercato, è un camionista albanese: faida familiare dietro uccisione
Il killer del Conad di Misano Adriatico, che lunedì mattina ha ucciso a colpi di pistola Nimet Ziberi, albanese di 26 anni sotto gli occhi della moglie incinta e dei due figli piccoli, è in fuga da pi...
Il killer del Conad di Misano Adriatico, che lunedì mattina ha ucciso a colpi di pistola Nimet Ziberi, albanese di 26 anni sotto gli occhi della moglie incinta e dei due figli piccoli, è in fuga da più di 24 ore. Si tratta di un albanese residente a Misano, sposato, padre di due figli e che lavora come camionista. Il movente pare sia legato ad una faida familiare scoppiata a causa di una litigata in un bar qualche mese fa. Un delitto legato alla difesa dell'onore della famiglia. I militari del nucleo investigativo dei carabinieri di Rimini e Riccione sanno bene che faccia abbia l'assassino. Ieri sera è stata portata in caserma per essere interrogata la moglie. La donna, di origine albanese, è stata rilasciata e ora è casa con i due figli piccoli. Subito dopo il delitto, avvenuto nel parcheggio del Conad 'Agina' di Misano, i Carabinieri hanno raccolto informazioni e testimonianze. La più importante quella della vedova, una 24enne parrucchiera italiana, che ha visto il marito prima discutere all'interno del supermercato con un connazionale e poi mentre era seduta in auto, dopo aver fatto la spesa aspettando il marito che riportava il carrello, ha visto il killer sparare e uccidere. Gli investigatori sarebbero anche in possesso delle immagini delle telecamere a circuito chiuso del Conad che avrebbero ripreso Ziberi parlare col killer tra le corsie del supermercato. Anche sulla dinamica non ci sarebbero più dubbi.
Secondo la ricostruzione fatta sulla scorta delle testimonianze, Ziberi e il killer prima discutono all'interno del Conad, poi l'assassino esce, lasciando la moglie a finire la spesa, va a casa a prendere la pistola e aspetta fuori che il connazionale esca nel parcheggio. Una volta fuori, l'assassino avvicina la vittima e nella discussione vicino alla corsia dei carrelli mostra a Ziberi la pistola che porta infilata nella cintura dei pantaloni. Ziberi allora va verso le borse della spesa e prende una bomboletta spray, un lucidante per auto, e torna verso il killer. Forse pensa che la pistola sia giocattolo o scarica e pensa di difendersi spruzzando lo spray contro il rivale, ma viene freddato con almeno cinque colpi di pistola. L'assassino ne esplode sette, ma un paio finiscono a vuoto, uno si conficca in un'auto posteggiata. Il killer sale sull'auto condotta dalla moglie e scappa. Del presunto killer si perdono le tracce. A casa con la moglie non c'è, la sua auto è invece parcheggiata, e non pare abbia attraversato il confine con l'Albania. Secondo quanto emerso, la faida tra le due famiglie sarebbe stata innescata qualche mese fa da un litigio al bar tra il presunto killer e un fratello della vittima. In quell'occasione, proprio il killer avrebbe rotto una bottiglia in testa al fratello di Ziberi. Per paura di ritorsioni avrebbe poi acquistato in Albania una pistola, un'arma clandestina, per difendersi. La stessa arma usata ieri mattina per uccidere il 26enne, che neanche aveva preso parte alla famosa lite del bar che ha poi innescato la faida albanese. Intanto domani verrà eseguita l'autopsia sul cadavere di Nimet Ziberi e si capirà quali e quanti colpi di pistola l'hanno ucciso, anche se è chiaro che il killer gli ha scaricato addosso quasi l'intero caricatore. Un omicidio di rabbia ma che la magistratura (l'indagine è del sostituto procuratore Marino Cerioni) potrebbe anche perseguire come premeditato visto che il killer va ad armarsi a casa e torna al supermercato. Sembra invece già scontata la contestazione dell'aggravante di aver ucciso una persona davanti ad una donna incinta e minorenni.
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