Delitto Mozzate, la difesa della Sanchi: "colpevole di credere al mio amato"
"Sono colpevole di aver creduto alla persona di cui mi stavo innamorando e colpevole di non averlo fermato". Lo scrive in una lettera Monica Sanchi, cameriera di Riccione in carcere per duplice omicid...
"Sono colpevole di aver creduto alla persona di cui mi stavo innamorando e colpevole di non averlo fermato". Lo scrive in una lettera Monica Sanchi, cameriera di Riccione in carcere per duplice omicidio e occultamento di cadavere. Legata sentimentalmente a Dritan Demiraj, albanese che a Mozzate il primo marzo ha sgozzato l'ex compagna Lidia Nusdorfi dopo che il 28 febbraio a Rimini aveva ucciso il fidanzato della donna, Silvio Mannina, è accusata di aver partecipato attivamente ai delitti.
La lettera è stata scritta a mano e consegnata da Sanchi al proprio legale, avv. Nicola De Curtis, in sede di interrogatorio di garanzia. La donna, 35 anni cameriera di Riccione, è in carcere a Forlì su ordine del gip di Rimini. Il legale ha presentato appello al Riesame per i domiciliari. "Sono colpevole – aggiunge la donna – di aver attirato in quel modo il povero Silvio anche se, da come sapevo, era per ben diverse motivazioni e colpevole di non aver detto tutto e subito facendomi intimorire dalle minacce. Colpevole di non aver detto nemmeno alla mia famiglia la verità anche se l'ho fatto per un senso di protezione". Sanchi dice anche di avere un pensiero "sempre rivolto ai figli e ai genitori". E descrive il viaggio fatto nel "cellulare della polizia" insieme a Demiraj, nel corso del quale le conversazioni tra i due sono state intercettate, dicendo che fu soprattutto lui a parlare come "un fiume". Infine la Sanchi si dice certa di uscire da questa vicenda "vittoriosa".
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