Poste a rischio nei piccoli comuni riminesi: si mobilita il deputato riminese Arlotti
No alla riduzione di un servizio strategico come quello degli uffici postali, che è indispensabile mantenere soprattutto nelle realtà rurali e montane dove la popolazione anziana è predominante. E' ci...
No alla riduzione di un servizio strategico come quello degli uffici postali, che è indispensabile mantenere soprattutto nelle realtà rurali e montane dove la popolazione anziana è predominante. E' ciò che chiede l'interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi presentata dal deputato PD riminese Tiziano Arlotti dopo che l'amministratore delegato di Poste Italiane Francesco Caio, ieri nel corso di un'audizione in Senato, ha annunciato l'intenzione di tagliare da 500 a 600 sportelli.
Arlotti ricorda che "nel contratto di programma che Poste Italiane spa ha stipulato con lo Stato, il servizio postale universale è definito con alcuni criteri minimi, tra cui la presenza di almeno un ufficio postale in ogni Comune. Inoltre una delibera dell’Autorità di Regolamentazione (AGCom), nella parte relativa ai punti di accesso alla rete postale, ha modificato i criteri di distribuzione degli uffici postali con una particolare attenzione alle località montane e rurali e alle isole minori. Infine la Direttiva europea 6/2008 si riconosce che le reti postali anche se in zone rurali e scarsamente popolate soddisfano interessi pubblici rilevanti, consentono l'integrazione degli operatori economici con l'economia globale ed anzi, per il loro contributo alla coesione sociale, sono più necessari proprio in quelle aree".
Il servizio universale erogato sull’intero territorio è una condizione che deve essere garantita a tutti i cittadini, osserva il deputato. "Nell'ambito di un servizio pubblico l'equilibrio economico non può assumere la stessa determinante rilevanza che assume nella gestione di una impresa privata, e un'azienda come Poste Italiane h gli strumenti adeguati per stare sul mercato senza venir meno agli obblighi contratti con lo Stato. Le scelte organizzative devono seguire innanzitutto il principio della garanzia del pubblico servizio: anche in periodi di spending review, gli interessi sociali non possono essere sottomessi alla ricerca dell'utile".
La capillare presenza territoriale di Poste Italiane, rappresentata da 13.000 sportelli, è un valore da salvaguardare, conclude Arlotti. "Il taglio dovrebbe essere fatto tenendo conto dei vincoli normativi che impongono all'azienda una presenza minima nella comunità rurali e montane e nei Comuni remoti, dove viene servita una popolazione residente composta principalmente da anziani. Chiudere gli sportelli rischierebbe di limitare di diritti dei cittadini ad avere un servizio efficace ed efficiente e di non rispettare gli standard minimi di qualità per il servizio universale, in evidente contrasto con il contratto di programma sottoscritto da Poste Italiane spa con lo Stato".
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