Estorsioni mafiose verso imprenditori riminesi, condanne in appello: risarcita associazione antiracket
Condanne sostanzialmente confermate nel processo di secondo grado, tenutosi davanti alla Corte d'appello di Bologna, per i nove imputati accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il process...
Condanne sostanzialmente confermate nel processo di secondo grado, tenutosi davanti alla Corte d'appello di Bologna, per i nove imputati accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il processo ha avuto origine dall'indagine "Vulcano" della Dda di Bologna: vittime del reato due imprenditori con un giro d'affari tra Rimini e San Marino. Solo uno degli imputati si è visto infliggere condanna più mite, essendo stata disapplicata l'aggravante del metodo mafioso, diversamente da quanto avvenuto in primo grado. Nella sentenza d'appello spicca il risarcimento del danno da liquidare all'associazione Sos Impresa, costituitasi parte civile e rappresentata in giudizio dagli avvocati Patrick Wild e Rachele Grassi, dello studio Grassi-Benaglia-Moretti di Rimini. In sostanza non solo le parti lese possono rivalersi sugli imputati, ma anche l'associazione, nata per tutelare gli imprenditori dal racket, potrà avanzare richiesta di risarcimento verso chi, con il proprio comportamento estorsivo, ha pregiudicato la libertà di impresa, diritto riconosciuto costituzionalmente. In primo grado la richiesta di Sos Impresa non aveva trovato il riscontro del giudice.
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