Nell'era dell'Xbox a Rimini resiste Brigliadori, roccaforte del giocattolo. 'Sopravviviamo grazie a online e tanta passione'

Nell’epoca dei giochi di ultima generazione, degli smartphone a volte usati come baby-sitter e dei grandi magazzini, c’è un punto vendita tradizionale che continua a restare sul mercato, sicuro punto...

A cura di Redazione Redazione
03 febbraio 2017 15:32
Nell'era dell'Xbox a Rimini resiste Brigliadori, roccaforte del giocattolo. 'Sopravviviamo grazie a online e tanta passione' -
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Nell’epoca dei giochi di ultima generazione, degli smartphone a volte usati come baby-sitter e dei grandi magazzini, c’è un punto vendita tradizionale che continua a restare sul mercato, sicuro punto di riferimento per riminesi e non. Si tratta dell’Emporio Brigliadori, storico negozio di via Gambalunga dove ogni bambino della nostra città è entrato almeno una volta. Tutto nacque nel lontano 1949 grazie a Giorgio, che aprì un piccolo spazio prima in via Tempio Malatestiano e poi in via IV Novembre, prima del trasferimento nell’attuale sede. Oggi, dopo la scomparsa del fondatore avvenuta nel 2011, l’esercizio è portato avanti con la medesima dedizione dalla moglie Luciana e dai figli Roberto e Patrizia. “Le difficoltà non mancano, a cominciare dalle spese che sono davvero importanti, tanto che a volte chiediamo ai fornitori di pazientare un po’ per i pagamenti – racconta la titolare -. Io però voglio andare avanti, anche e soprattutto nel nome di mio marito al quale spesso chiedo aiuto. Chiudere bottega sarebbe un po’ come  buttare via tutto ciò che è stato perché questo negozio rappresenta più di una semplice attività, è la passione di tutta una vita”. Molteplici gli elementi distintivi, i punti di forza, che consentono all’Emporio Brigliadori di essere ancora apprezzato e di reggere l’urto della concorrenza. “Per prima cosa il rapporto con il cliente – prosegue Luciana -. A differenza che nelle grandi catene, fondamentalmente dei self-service, da noi esiste ancora il rapporto umano. Chi ci viene a trovare è seguito, può vedere gli articoli nel dettaglio, riceve tutte le spiegazioni o i consigli di cui ha bisogno. Naturalmente c’è poi un vasto assortimento, sia dei giocattoli più nuovi che di quelli vintage, che quasi non si trovano più ma che qui è possibile reperire grazie al nostro magazzino. Al proposito molto apprezzato è il nostro servizio on-line che rappresenta circa l’80 per cento delle nostre vendite”. Considerato questo dato, è facile indovinare quale sia l’acquirente tipo dell’Emporio Brigliadori. “Anche se di certo non mancano i bambini, la maggioranza dei nostri clienti sono adulti. Si rivolgono a noi per regalare un giocattolo ai propri figli o ai propri nipoti ma, spesso e volentieri, comprano articoli per loro stessi”. Variegata la gamma dei giochi più gettonati. “Vanno molto quelli da tavolo, specie di tattica, ruolo o fantasy, c’è un grande ritorno dei Lego, amati sia dai bambini che dagli adulti e dai collezionisti così come discreta è la richiesta dei robot, quelli storici come Mazinga, Goldrake o Jeeg ma anche quelli della serie Masters sono abbastanza ricercati. I modellini resistono, specie quelli dal prezzo contenuto. I pezzi vintage, che costano dai 25 ai 50 euro, sono più che altro chiesti dai collezionisti”. E se il modellismo, causa l’avvento dei giochi elettronici ma anche i componibili venduti con i fascicoli nelle edicole, ha perso molto rispetto al passato, un articolo è tornato decisamente di moda. “Il Subbuteo, ma la versione rigorosamente originale perché i tentativi di imitazione non hanno mai riscosso troppo successo. E’ apprezzato sia dagli adulti che dai giovani, molti di questi appassionatisi al gioco grazie ai rispettivi babbi”. Tra i pezzi più antichi presenti in magazzino un leone di peluche e un gallo a dondolo cavalcabile, risalenti agli Anni Cinquanta, rispettivamente della Steiff e della Lenci, due antiche ditte di giocattoli. “I giochi elettronici? A cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta, quando cominciarono a diffondersi, icone come Intellevision, Atari o Commodore, li avevamo eccome. Quelli più recenti – conclude Luciana -, il cui gradimento non è proporzionato agli sforzi necessari per avere un grande assortimento, abbiamo preferito non trattarli”. Più o meno dettata dall’aspetto commerciale, una scelta coerente con la filosofia dell’Emporio. Quella più votata alla tradizione.

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