Quando al grattacielo passavano i big della musica, la storia di Mario Flores ieri produttore oggi affermato fotografo

Forse non tutti lo sanno ma Rimini è stata, e a lungo, il punto di riferimento per il gotha della musica italiana. Per oltre un decennio vi hanno fatto tappa i più grandi cantautori del panorama nazio...

A cura di Redazione Redazione
10 febbraio 2017 18:05
Quando al grattacielo passavano i big della musica, la storia di Mario Flores ieri produttore oggi affermato fotografo -
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Forse non tutti lo sanno ma Rimini è stata, e a lungo, il punto di riferimento per il gotha della musica italiana. Per oltre un decennio vi hanno fatto tappa i più grandi cantautori del panorama nazionale: da Vasco Rossi a Claudio Baglioni, da Adriano Celentano a Edoardo Bennato, passando per i fratelli Bella, Fabio Concato, Nek o Ivan Graziani. Il tutto grazie a Mario Flores, genovese di nascita ma riminese di adozione, per un intenso periodo uno dei più celebri produttori discografici nazionali e non solo. Dopo aver cominciato da adolescente a studiare il pianoforte, ha frequentato il conservatorio “Nicolini” di Piacenza dove ha studiato armonia e composizione. Poi l’approdo in Romagna, in piena epoca Disco Dance. “Sognavo di aprire uno studio di registrazione e tale aspirazione si è realizzata nel 1980, al grattacielo, con il “Rimini Studio Record”. Siamo partiti con una consolle poco più che amatoriale per poi passare a un banco automatico americano Mci, 36 canali con 24 piste di registrazione, uno dei primi in Italia che ci ha permesso di farci conoscere. Non a caso poco dopo ho avuto la possibilità di collaborare con Claudio Cecchetto o di produrre Macumba, di Jean Pierre Mader. Avevano provato ripetutamente il mixaggio in Francia, ma senza grandi risultati. Così sono venuti a Rimini e abbiamo dato vita a un successo da 2 milioni di copie. Nella top ten della Disco Dance europea del biennio ’83-’84 ben 5 tracce sono state mixate qui”. Non solo. Da Rimini sono usciti i più grandi successi della Dance Anni Ottanta, tra cui gli album “The Creatures” o le mitiche raccolte “100 Dance Collection”. L’ulteriore salto di qualità nel 1987, con l’inaugurazione degli “Heaven Studios Rimini” di Cerasolo dai quali, come detto, sono transitati i più celebri big della canzone italiana. “Ho scelto tale nome perché volevo creare una sorta di paradiso per i musicisti, e così è stato perché la struttura disponeva anche di dependance e piscina. Avevamo due sale di registrazione a 48 piste, la più grande anche digitale a 32. Un vero e proprio studio residenziale, con attrezzature al top a livello mondiale. Circa 3 miliardi di lire di investimento, tutte risorse derivanti dalla fortunata esperienza degli Studio Record. Una novità assoluta anche dal punto di vista logistico perché, a quell’epoca, gli studi di registrazione erano quasi tutti a Milano, qualcuno anche a Roma. Anche in questo senso abbiamo rotto gli schemi”. Tante le esperienze e le collaborazioni, di conseguenza la conoscenza dei vari musicisti, sia dal punto di vista professionale che personale. “Vasco è un grandissimo artista, un istintivo che sarebbe in grado di cantare anche l’elenco del telefono. Concato e Bennato sono due persone squisite, oltre che due ottimi cantautori, così come lo stesso Celentano che è uomo genuino e abituato a dire ciò che pensa”. Importante anche l’esperienza con Mogol che, nei primi Anni Novanta, lo ha chiamato a tenere dei corsi di specializzazione per ingegneri del suono al Centro Europeo di Toscolano (Cet), la modernissima scuola per autori, musicisti e cantanti da lui fondata. “E’ un genio. Non tanto in quello che dice ma per come è in grado di far suonare ciò che scrive, sono le stesse parole che si trasformano in melodia”. L’ultimo lavoro con Fabio Concato nel 2001, dopodiché la chiusura degli “Studios” per intraprendere una nuova strada professionale. Oggi Mario Flores è un affermato “photographer” e collabora con importanti aziende, editori e agenzie pubblicitarie. “A causa dell’avvento del digitale, che permette di registrare anche da casa, il ruolo degli studi è via via diventato sempre più superfluo, così ho deciso di cambiare. E fortunatamente la mia seconda grande passione si è trasformata in un lavoro”. Nella settimana di Sanremo non può mancare una battuta sul Festival. “Probabilmente vedrò la finale assieme agli amici, ma onestamente non è più una manifestazione in grado di attirare il mio interesse. Oggi, purtroppo, conta solo il business e, a causa di questo, la qualità artistica delle canzoni si è abbassata tantissimo. Non a caso il Festival fa registrare più ascolti nei momenti privi di esibizioni che quando gli artisti salgono sul palco per cantare. Il problema è che oggi non ci sono più gli autori né, ancora peggio, esiste la voglia di coltivarli, di farli crescere. In questo senso i contest sono l’antitesi della ricerca degli autori”. Consequenziale quale delle due passioni venga prima. “In questo momento la fotografia la pratico, la musica la ascolto. Ma quella con la “M” maiuscola”.

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