Palazzo Chigi: “Legittimo l’intervento difensivo degli Usa”. Mosca condanna il raid, Pechino prudente. Europa divisa
Il governo italiano riconosce la natura difensiva dell’azione americana ma ribadisce il no alla guerra
Palazzo Chigi giudica “legittimo l’intervento di natura difensiva” degli Stati Uniti, pur ribadendo che “l’azione militare non è mai la strada da percorrere”. È la posizione ufficiale del governo italiano dopo il raid statunitense che ha innescato una nuova escalation internazionale.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che la Farnesina sta “monitorando attentamente le condizioni dei nostri connazionali”, compresi gli italiani detenuti all’estero, come Alberto Trentini. Sul fronte politico interno non mancano le tensioni: la Lega provoca chiedendosi se, a questo punto, “manderemo le armi anche al Venezuela”, mentre l’opposizione attacca duramente l’esecutivo.
Alleanza Verdi e Sinistra chiede la convocazione urgente della Commissione Esteri. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein si dice “preoccupata” e convoca la segreteria nazionale del partito per valutare la posizione da assumere.
In Europa prevale l’imbarazzo. Parigi ammonisce che il raid “viola il diritto internazionale”, mentre il governo spagnolo si offre come mediatore per favorire una de-escalation. Il premier britannico Keir Starmer mantiene una linea attendista, dichiarando di voler “prima ascoltare l’alleato americano”.
Sul piano internazionale, la reazione è dura. Mosca condanna senza appello l’azione militare statunitense, mentre arrivano critiche anche dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e da Cuba. Il Brasile, nel frattempo, riconosce la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez come presidente ad interim del Venezuela. La Cina mantiene una posizione prudente, invitando tutte le parti alla moderazione.
Alta la tensione in America Latina: la Colombia, dopo le minacce del presidente statunitense Donald Trump (“dovrebbe guardarsi il didietro”), ha schierato l’esercito lungo il confine. Uno scenario che preoccupa la comunità internazionale e alimenta il timore di un allargamento del conflitto.
5.4°