Palestre aperte tutto l’anno, via libera alla legge. Gnassi: "Stop a spazi inutilizzati fuori dalla scuola"
"È una legge che le società sportive attendevano da tantissimo tempo", spiega il deputato Dem
La legge “palestre aperte” è realtà. E segna una svolta decisiva per la fruizione delle strutture sportive come le palestre tutto l’anno. "Si contribuisce a dare valorizzazione allo sport come diritto costituzionale (Art. 33). Si promuove l'uso condiviso degli spazi scolastici e il loro ammodernamento. Ora, enti, associazioni, società sportive in collaborazione con i Comuni potranno utilizzare spazi che spesso rimanevano chiusi o inutilizzati al di fuori dell’uso da parte delle scuole", commenta Andrea Gnassi, tra i firmatari della proposta di legge approvata poi dalla Camera.
"È una legge che le società sportive attendevano da tantissimo tempo e che cambierà il paradigma per l'accesso ai luoghi pubblici, palestre e spazi per la pratica sportiva, in coerenza al riconoscimento del valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport che abbiamo inserito in Costituzione nel 2023. Comuni e province, in quanto proprietari, avranno infatti ora la gestione diretta dell'assegnazione delle palestre, non più vincolata alla discrezionalità di dirigenti scolastici che potevano assegnare o negare gli spazi alle associazioni”, spiega Gnassi.
I punti cardine della legge enunciati da Gnassi
Apertura estiva: e palestre potranno restare aperte e utilizzabili anche durante i mesi estivi, quando le scuole sono chiuse. |
Riqualificazione in cambio di Utilizzo: le società sportive non a scopo di lucro potranno proporre interventi di ammodernamento, ottenendo in cambio l'uso gratuito della palestra proporzionale all'investimento effettuato. Fino a un massimo di cinque anni |
Si inverte l'onere della responsabilità: la scuola ovviamente può usare la palestra per le attività extracurricolari previste dal Ptof, il Piano triennale dell’offerta formativa, ma tutte le ore inutilizzate tornano nella piena disponibilità del proprietario (Comune, Provincia o Città Metropolitana) che così può assegnare gli spazi alle società del territorio secondo protocolli dedicati. Enti pubblici e associazioni lo chiedevano da tempo, ma fino ad ora era impossibile. |
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