Papa a Rimini, il bilancio dell'esperto: "Sicurezza promossa"
Il criminologo Massimo Affronte era presente alla messa da fedele: "Volontari preparati e grande collaborazione con le forze dell’ordine"
Sabato scorso era lì da fedele, senza pettorina né walkie-talkie. Ma per Massimo Affronte, criminologo ed esperto di sicurezza, osservare l’organizzazione della visita di Papa Leone a Rimini è stato quasi inevitabile. L’esperienza maturata negli anni lo ha portato a guardare anche ai dettagli della gestione dell’evento, dalla sicurezza all’organizzazione dei flussi di persone. E il bilancio, secondo Affronte, è positivo. "Rimini ha fatto una gran figura in mondovisione, perché organizzare un evento di questa portata è molto meno facile di come potrebbe sembrare da fuori", racconta. A colpirlo è stata soprattutto la collaborazione tra le diverse realtà impegnate nella sicurezza. "Tutto ha funzionato alla grande, a cominciare dalla collaborazione tra addetti alla sicurezza e volontari, polizia locale, guardia costiera e tutte le altre forze dell’ordine. Questo dialogo non sempre c’è".
Tra le fasi più complesse c’è stato il deflusso del pubblico dalla spiaggia. Gli steward hanno dovuto bloccare temporaneamente alcune uscite per consentire la partenza del Pontefice. Una situazione che ha provocato qualche malumore tra le persone, molte delle quali erano in piedi da ore e non avevano familiarità con le procedure previste per eventi di queste dimensioni. "L’intervento della guardia costiera a supporto dei volontari è stato fondamentale. Ho visto una sinergia positiva e collaudata", spiega Affronte. Un aiuto importante è arrivato anche dalla suddivisione dell’area in settori numerati e colorati, separati da ampi spazi. Una scelta che ha permesso di intervenire rapidamente quando una donna, mentre lasciava la spiaggia, si è infortunata a un ginocchio. I sanitari hanno potuto raggiungerla a bordo di un quad senza creare un assembramento che avrebbe potuto complicare l’eventuale arrivo di un’ambulanza. "Il piano di sicurezza, punto nevralgico per gestire correttamente un grande evento, è stato maniacale. Tutto ha funzionato correttamente e in un’area decisamente ampia, rappresentata praticamente dall’intera città".
Secondo Affronte, uno degli aspetti da considerare quando si organizza un evento con il Papa riguarda il tipo di pubblico. "Ospitare il Papa è come ospitare una rockstar mondiale, ma con un pubblico meno abituato a certi protocolli". Un esempio arriva dai controlli ai varchi, dove sono state sequestrate migliaia di borracce in metallo. "Il pubblico di questi eventi non è un pubblico informato né soprattutto "allenato": non ha l’abitudine a restare ore ammassato come a un concerto o a una partita di calcio, e questo complica notevolmente la gestione della sicurezza". Proprio per questo, secondo il criminologo, la preparazione degli steward ha avuto un ruolo centrale. "Ho lavorato con migliaia di steward. La preparazione non è mai una cosa scontata quando parliamo di volontari: i ragazzi, molti giovanissimi, si sono dimostrati scrupolosi e non è entrato nulla che non dovesse entrare all’interno del perimetro".
Per Affronte, quando si parla di sicurezza durante un evento di queste dimensioni, il rischio non coincide soltanto con la possibilità di un attacco terroristico. Sono molti gli elementi che possono creare problemi quando decine di migliaia di persone si concentrano nella stessa area. "L’attenzione era massima su ogni fronte e tutto si è svolto in totale sicurezza", conclude. Anche le condizioni meteorologiche hanno dato una mano: "Il fatto che il caldo non fosse asfissiante come nelle settimane precedenti ha certamente aiutato nella gestione". Il giudizio finale resta quindi positivo: per Affronte l’organizzazione ha retto anche nei momenti più delicati e la città ha saputo gestire una giornata complessa sotto gli occhi del mondo.
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